Abbas rifiuta il Piano di pace di Trump

Pubblicato il 12 febbraio 2020 alle 10:14 in Palestina USA e Canada

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Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmud Abbas, ha ribadito il proprio rifiuto al Piano di Pace per il Medio Oriente, presentato dagli Stati Uniti. Ciò è avvenuto nel corso di una sessione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, svoltasi a New York l’11 febbraio.

Il piano in questione è stato proposto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il 28 gennaio scorso. Il piano, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele.

In occasione dell’incontro dell’11 febbraio, Abbas ha chiarito che il piano statunitense ignora i diritti del popolo palestinese, oltre a violare l’iniziativa di pace araba e le richieste della stessa popolazione. In particolare, per il presidente, si tratta di un progetto che vede la Palestina privata del controllo di Gerusalemme Est e che incoraggia l’occupazione, anziché contrastarla, oltre a stabilire un sistema di apartheid. Pertanto, il piano viene rifiutato dall’Autorità Palestinese, respingendolo anche come punto di riferimento in caso di negoziati futuri.  

Abbas ha poi affermato che, da parte sua, l’Autorità palestinese, accetta la soluzione a due Stati, secondo i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale dello Stato palestinese. Per il presidente, raggiungere la pace tra il popolo palestinese e quello israeliano è ancora possibile, sebbene l’attuale “governo di occupazione” abbia minato gli sforzi profusi a livello internazionale. Tuttavia, la Palestina non si oppone a qualsiasi forma di cooperazione tra Gerusalemme Est, destinata ai palestinesi, e Gerusalemme Ovest, destinata a Israele. Inoltre, ci si è detti a sostegno di una pace giusta ed inclusiva.

Allo stesso tempo, Abbas ha accusato Washington di “unilateralismo”, in quanto il piano proposto è stato elaborato senza un dialogo congiunto con tutte le parti coinvolte, nonostante Trump si sia detto impegnato ad attuare la soluzione a due Stati. Inoltre, per il presidente dell’Autorità palestinese, non è possibile “barattare” aiuti economici con soluzioni politiche, in riferimento alla decisione statunitense di tagliare i propri aiuti e trasferire l’ambasciata a Gerusalemme. Non da ultimo, per Abbas, il piano non potrà portare alla pace, in quanto rappresenta una violazione della legittimità internazionale. Pertanto, l’Autorità Palestinese non accetterà la mediazione statunitense, sebbene i palestinesi siano disposti ad avviare negoziati se Israele si porrà come partner. Inoltre, il Quartetto internazionale e il Consiglio di Sicurezza sono stati esortati a tenere una conferenza di pace internazionale, e l’intera comunità internazionale è stata invitata a porre fine all’occupazione di Israele nei territori palestinesi. “Crediamo nella pace e non ricorreremo mai alla violenza e al terrorismo, qualunque siano le circostanze”, ha infine concluso Abbas.

In tale quadro, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato che l’Onu si impegna a sostenere sia i palestinesi sia gli israeliani affinché venga attuata la soluzione a due Stati e possa essere raggiunta una pace equa e giusta per entrambi. A tal proposito, il coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di pace in Medio Oriente, Nikolay Mladenov, si è detto pronto ad ascoltare le proposte di palestinesi ed israeliani, ma che la pace potrà essere raggiunta solo attraverso la realizzazione di due Stati, secondo i confini del 1967 e con Gerusalemme Est come capitale dei palestinesi. Allo stesso tempo, ha affermato Mladenov, mosse unilaterali potrebbero avere effetti negativi per tutta la regione e, pertanto, è necessario ritornare ad un quadro di mediazione accettabile.

Una prima proposta di condanna era già giunta il 5 febbraio, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il tentativo è stato puramente simbolico, poichè gli Stati Uniti hanno potere di veto in seno al Consiglio, ma la risoluzione potrebbe passare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove, invece, è possibile che venga approvata. In tale occasione, Abbas aveva affermato di essere di fronte ad “un’offensiva diplomatica”, mirata a “liquidare la causa palestinese” e che il piano fallirà “come tutti gli altri complotti contro la causa palestinese”.

I palestinesi da anni cercano una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale. Israele, da parte sua, riconosce l’intera città come capitale ufficiale del Paese. Nel 1993, con gli Accordi di Oslo, è stata stabilita una soluzione a due Stati, secondo cui potrebbero essere creati due Paesi in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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