USA: oltre 100 soldati con lesioni celebrali dopo gli attacchi dell’Iran

Pubblicato il 11 febbraio 2020 alle 19:49 in Iran USA e Canada

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Oltre 100 soldati statunitensi hanno riportato lesioni cerebrali a seguito di attacchi aerei iraniani dell’8 gennaio, secondo quanto riferito dal Dipartimento della Difesa degli USA. Il numero è quasi raddoppiato rispetto alle iniziali dichiarazioni. 

Delle 109 truppe a cui sono state diagnosticate lesioni cerebrali, 76 sono tornate in servizio, hanno aggiunto i funzionari del Pentagono. “Siamo grati per gli sforzi dei nostri medici che hanno lavorato diligentemente per garantire il livello adeguato di assistenza al personale militare, il che ha permesso a quasi il 70% delle persone con lesioni di tornare in servizio”, ha affermato Alyssa Farah, segretaria dell’ufficio stampa del Pentagono. Gruppi di veterani e soldati hanno criticato la Casa Bianca perché, a gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva definito gli infortuni come “non molto gravi”. “Ho sentito che avevano mal di testa e un paio di altre cose”, ha dichiarato Trump il 22 gennaio in una conferenza stampa a Davos, in Svizzera. “Non le considero lesioni molto gravi rispetto ad altre che ho visto”, aveva aggiunto. Successivamente, il Dipartimento della Difesa aveva dichiarato che 34 persone avevano subito lesioni cerebrali. Il numero è stato poi aumentato a 50, poi a 64, dichiarando che i sintomi delle lesioni traumatiche al cervello potevano richiedere settimane per comparire. Il New York Times riferisce che la Casa Bianca non ha risposto alle domande su tale argomento, poste dal giornale il 10 gennaio. 

Gli eventi a cui si fanno riferimento sono accaduti all’inizio del 2020. Il 3 gennaio, Trump ha ordinato un raid contro l’aeroporto di Baghdad, in cui il generale iraniano Qassem Soleimani è deceduto. Trump ha giustificato la propria decisione, ritenendo il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. L’uomo, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”.  Teheran ha chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Infine, l’8 gennaio, l’esercito iraniano ha effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump ha assicurato che nessun cittadino statunitense aveva perso la vita negli assalti e solo alcuni avevano riportato ferite non gravi. Il presidente USA ha quindi annunciato che la risposta degli Stati Uniti si sarebbe limitata all’imposizione di nuove sanzioni economiche contro l’Iran. Trump ha poi concluso le sue osservazioni sulla crisi con Teheran con un messaggio al popolo iraniano: “Per il popolo e i leader dell’Iran, vogliamo che abbiate un futuro e un grande futuro, uno che meritate”, ha affermato Trump. “Uno di prosperità in patria e armonia con le nazioni del mondo. Gli Stati Uniti sono pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la cercano”, ha aggiunto il presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, a seguito di tali eventi, la tensione nella regione rimane alta. 

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di Redazione

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