Siria: gli aggiornamenti delle ultime ore

Pubblicato il 11 febbraio 2020 alle 11:40 in Siria Turchia

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Dopo settimane di operazioni “mordi e fuggi”, le forze del regime siriano, coadiuvate da Mosca, sono riuscite a prendere il controllo della strada internazionale che collega Aleppo e Damasco. Continuano, nel frattempo, scontri e bombardamenti nel Nord-Ovest della Siria. Anche la Turchia è tra i protagonisti.

Ad annunciarlo, martedì 11 febbraio, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, il quale ha specificato che è la prima volta, dal 2012, che le forze del governo siriano, con a capo il presidente Bashar al-Assad, sono riuscite ad occupare la strada, la cosiddetta M5, che collega la capitale con Aleppo, seconda principale città del Paese, nonchè ex hub industriale. Ciò è il risultato di una vasta operazione intrapresa il 24 gennaio scorso e che, a detta dell’Osservatorio, ha consentito all’esercito di Assad di prendere il controllo di circa 160 aree tra Aleppo e Idlib. L’ultima zona ad essere stata conquistata è Rashideen, situata nella periferia della città di Aleppo.

La M5 ha costituito un obiettivo fondamentale per il regime. La strada attraversa diverse città precedentemente perse, tra cui Homs e Hama. Questa parte da Aleppo a Nord, passa per Damasco e raggiunge il confine giordano a Sud. Si tratta, inoltre, dell’asse più lungo del Paese, la cui lunghezza è di circa 432 km, e riveste altresì un’importanza rilevante a livello economico, essendo uno dei collegamenti principali impiegati per le attività di importazione ed esportazione, soprattutto verso Giordania ed Egitto. Pertanto, come spiegato altresì da alcuni esperti, controllare la M5 equivale ad aumentare gli scambi commerciali, essenziali per ottenere merci e materie prime da impiegare in un eventuale processo di ripresa e ricostruzione della Siria.  

Parallelamente, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed ha riferito che un bambino è stato ucciso e almeno 5 civili sono stati feriti, a causa di bombardamenti russi condotti contro un accampamento per sfollati situato nella periferia settentrionale di Idlib, all’alba di martedì 11 febbraio. Al contempo, l’esercito del regime, sostenuto dalle forze aeree russe, ha continuato le proprie operazioni nella periferia di Aleppo, avanzando verso il punto di transito di Bab al-Hawa. Inoltre, la Difesa civile siriana ha riferito della morte di 13 civili, tra cui 7 bambini e 3 donne, a seguito di bombardamenti condotti contro le aree rurali di Aleppo e Idlib, nello specifico contro il villaggio di Killi e la città di Kafr Nabl.

In tale quadro, secondo quanto riportato da al-Jazeera, il Ministero della Difesa turco ha dichiarato che le proprie forze hanno bombardato 115 obiettivi appartenenti al regime siriano e ne hanno distrutti 101, in risposta a un attacco che ha ucciso 5 soldati turchi nel Nord-Ovest della Siria, verificatosi il 10 febbraio. A tal proposito, il Ministero turco ha dichiarato che Ankara continuerà a rispondere a qualsiasi attacco perpetrato contro le proprie postazioni di monitoraggio in Siria.

Tale posizione è stata evidenziata anche nel corso di un incontro tenutosi ad Ankara nella sera del 10 febbraio, a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il ministro degli Esteri, Mevlüt Çavuşoğlu, ed il ministro della Difesa, Hulusi Akar. Fonti della presidenza hanno affermato che durante il meeting è stato deciso di ricambiare l’attacco subito il 10 febbraio, in quanto “il sangue dei martiri non sarà invano”. È stato anche sottolineato che nessun attacco scoraggerà la Turchia, attualmente ancora presente a Idlib, il cui obiettivo è garantire la sicurezza dei suoi confini e prevenire una nuova ondata di sfollati e “catastrofi umanitarie”.

Parallelamente, Ankara ha altresì ospitato un incontro tra il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, e una delegazione russa guidata dal proprio inviato in Siria. Secondo fonti interne, le parti hanno condannato i recenti attacchi contro le postazioni turche a Idlib ed è stata evidenziata la necessità di porre fine a qualsiasi atto di aggressione contro le forze di Ankara in Siria, in quanto ciò viola lo “spirito di Astana”. La delegazione russa ha altresì tenuto colloqui con funzionari politici, militari e di intelligence turchi, con il fine di fermare l’escalation militare che sta interessando Idlib e raggiungere un accordo che soddisfi tutte le parti coinvolte.

Il corrispondente di al-Jazeera ha riferito che la Turchia, nel frattempo, sta continuando ad inviare rinforzi presso le proprie postazioni in Siria. Secondo quanto riportato, l’11 febbraio sono stati inviati 300 veicoli contenenti altresì forze speciali e munizioni. Nell’ultima settimana la Turchia ha rafforzato le proprie 12 postazioni di osservazione di Idlib, a seguito dell’attacco di Assad del 3 febbraio, che ha causato la morte di 7 soldati turchi. L’assalto contro il personale turco si è verificato dopo che, il primo febbraio, i ribelli siriani, sostenuti dalla Turchia, avevano attaccato il Nord-Est di Aleppo, controllato dal governo di Assad, riaprendo un nuovo fronte nella guerra civile siriana. In particolare, tale offensiva aveva avuto luogo nei pressi della città di al-Bab, controllata sin dal 2017 dalla Turchia e dai suoi alleati dell’opposizione anti-Assad.

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime di Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia.

Il 10 febbraio, le Nazioni Unite hanno dichiarato che l’offensiva di Mosca e del regime nel Nord Ovest della Siria ha causato lo sfollamento di circa 700.000 civili dall’inizio del mese di dicembre 2019, tra cui 100.000 solo nei sette giorni precedenti. Inoltre, un portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, David Swanson, ha affermato che la situazione è sempre più tragica, soprattutto vicino al confine con la Turchia, dove oltre 400.000 persone sono state già costrette a sfollare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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