Mali: il presidente annuncia che avvierà trattative con i terroristi

Pubblicato il 11 febbraio 2020 alle 12:44 in Africa Mali

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Il presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, ha dichiarato che le autorità sono pronte ad avviare trattative con i gruppi terroristici della regione, nella speranza di mettere fine a un’insurrezione che sta rendendo ingovernabili gli Stati del Sahel. Negli ultimi mesi, l’esercito maliano, ma anche quello del Burkina Faso, ha subito perdite notevoli a causa della ripresa delle offensive jihadiste. L’escalation degli attentati e il continuo spargimento di sangue hanno portato le autorità di Bamako a ripensare la loro strategia. “Perché non provare a entrare in contatto con quelli che sappiamo stanno tirando la corde”, ha detto Keita in un’intervista pubblicata da Radio France Internationale. “Il numero di morti nel Sahel sta diventando esponenziale. È tempo che vengano esplorate altre strade”, ha aggiunto il presidente.

Non è stato specificato in che modo i poteri centrali intendano strutturare le trattative con i gruppi jihadisti. Tuttavia, Keita ha affidato a Dioncounda Traore, suo alto rappresentante nelle regioni centrali del Paese, il compito di “ascoltare tutte le parti interessate”. Le aree del Centro e del Nord sono quelle più frequentemente aggredite dai gruppi islamisti.

Il Gruppo Internazionale di Crisi, un’organizzazione che si occupa della prevenzione dei conflitti, ha avvertito che la ricerca di un dialogo con i jihadisti potrebbe incontrare l’opposizione di tutti coloro che temono una sorta di “legittimazione” dei gruppi, del loro ruolo e delle loro idee. Il governo, tuttavia, non ha tralasciato di evidenziare come la repressione delle organizzazioni islamiste sia comunque l’obiettivo prioritario delle autorità maliane. Il 29 gennaio, il Paese ha deciso di aumentare del 50% la grandezza del suo esercito, reclutando nei prossimi mesi 10.000 nuovi soldati.  “Faremo in modo che le forze armate e di sicurezza siano molto più presenti in quantità, e spero anche in qualità, nelle aree dove ancora non lo sono”, aveva detto il primo ministro Cisse. Nel frattempo, anche la Francia ha deciso di rafforzare il suo contingente nella regione, inviando altri 600 uomini in aggiunta ai 4.500 già presenti sul territorio. Al fine di intensificare il contributo di Parigi nella lotta al terrorismo del Sahel, il 20 gennaio il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha reso noto l’avvio di nuove operazioni militari nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger, dove la Francia e i suoi alleati operano contro la diffusione dei gruppi estremisti locali. Nella regione è presente anche un contingente, di 45.000 persone, facenti parte della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite (MINUSMA).

Oltre allo Stato Islamico, in Mali sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo in questa regione e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Nell’area opera anche il G5 Sahel, una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Il 13 gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato i partner africani del G5 Sahel per la cosiddetta conferenza di Pau. In tale occasione, i leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania si sono detti concordi nel rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e hanno stabilito di creare un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo.

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Chiara Gentili

di Redazione

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