La popolazione libanese pronta a scendere in piazza: “Nessuna fiducia”

Pubblicato il 11 febbraio 2020 alle 9:49 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una nuova ondata di manifestazioni è attesa per martedì 11 febbraio, in occasione dell’incontro parlamentare volto a votare la fiducia del nuovo governo e del piano di salvataggio. I primi scontri del mattino hanno già causato 4 feriti nella capitale Beirut.

In particolare, gruppi di manifestanti cercano di impedire ai deputati libanesi di raggiungere la sede del Parlamento situata nel centro della capitale, mentre le forze di sicurezza si sono dispiegate nel tentativo di disperdere la folla ed evitare una situazione di caos. Queste, coadiuvate da membri dell’esercito, hanno formato un cordone di sicurezza intorno alla sede parlamentare, chiudendo altresì alcune vie d’accesso circostanti. Media locali hanno riferito che i primi scontri tra agenti di sicurezza e cittadini, nella capitale, hanno già provocato 4 feriti, causati da lanci di pietre da parte dei manifestanti e da cannoni ad acqua e gas lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine. Il clima di mobilitazione è percepito altresì in altre città del Paese, tra cui Sidone, dove è stato proclamato uno sciopero generale.

La formazione del nuovo esecutivo è stata annunciata il 21 gennaio scorso e vede a capo un ex ministro dell’istruzione, Hassan Diab. Sebbene quest’ultimo lo abbia descritto come indipendente e formato da esperti, il governo è fortemente contestato dalla popolazione, che invece lo considera ancora caratterizzato da quelle forze politiche rifiutate. Inoltre, a detta dei manifestanti, sono proprio queste forze politiche ancora al potere ad aver condotto il Paese verso il collasso economico. Non da ultimo, il nuovo esecutivo ha ricevuto un forte sostegno da Hezbollah e dal proprio alleato Amal e ciò, secondo alcuni, dimostrerebbe un crescente ruolo del movimento, appoggiato da Teheran e considerato un gruppo terroristico da Stati Uniti e Israele. Pertanto, uno degli slogan principali delle proteste dell’11 febbraio è proprio “Nessuna fiducia”, con cui la popolazione mira a sottolineare il proprio rifiuto ad un esecutivo con tali caratteristiche.

Anche tra le forze politiche il consenso al nuovo esecutivo non è totale. L’ex primo ministro, Saad Hariri, ha dichiarato di non aver ancora adottato una posizione chiara in merito alla fiducia al governo di Diab. Un membro del blocco delle Forze libanesi, George Aqis, ha affermato che il proprio partito avrebbe partecipato alla sessione parlamentare dell’11 febbraio, ma per rivelare la propria opposizione, rifiutandosi di votare la fiducia al nuovo esecutivo.

Il Libano è altresì in preda ad una delle peggiori crisi economiche dalla guerra civile verificatasi tra il 1975 ed il 1990. Il 6 febbraio scorso, è stato presentato un “piano di salvataggio”, volto a trovare una via d’uscita a questa situazione di stallo economico, aggravata ulteriormente dalla mancata stabilità a livello politico. La popolazione si è detta contraria a tale piano in quanto, tra i diversi difetti, non sono state delineate misure chiare per contrastare la corruzione e sono state adottate le stesse vecchie politiche in termini di privatizzazione e fiscalità. Pertanto, si tratta di un progetto che continua a non conquistare la fiducia dei libanesi, scesi in piazza dal 17 ottobre 2019, proprio per contestare il governo e la classe politica al potere, considerata corrotta. Tuttavia, diversi analisti hanno messo in luce come una mancata approvazione del piano potrebbe portare a risultati catastrofici e causare una situazione di caos nel Paese.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.