India: la sconfitta del partito del premier Modi alle elezioni locali

Pubblicato il 11 febbraio 2020 alle 20:20 in Asia India

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In un momento molto delicato per l’India, il Partito dell’Uomo Comune (AAP) del governatore in carica, Arvind Kejriwal, ha inflitto una schiacciante sconfitta al Bharatiya Janata Party (BJP) del primo ministro indiano, Narendra Modi, nelle elezioni di Nuova Delhi. 

L’AAP è tornato al potere per un terzo mandato consecutivo, vincendo 62 dei 70 seggi, mentre il BJP ha conquistato gli altri 8, secondo quanto ha dichiarato la Commissione elettorale dell’India, martedì 11 febbraio. “Dilliwalon (residenti di Delhi), vi amo”, ha affermato Kejriwal, 51 anni, rivolgendosi ai suoi sostenitori. Il politico ha poi definito tali risultati una “vittoria per Bharat Mata (la madre India)”. “Questa vittoria da vita a un nuovo tipo di politica, la politica del lavoro”, ha aggiunto. “Questo è il tipo di politica che porterà avanti il paese nel 21 ° secolo”, ha poi sottolineato Kejriwal. I risultati dell’11 febbraio hanno mostrato che la campagna elettorale del BJP, una delle più controverse degli ultimi anni, non ha dato i suoi frutti, poiché gli elettori hanno optato per le politiche sociali, a favore dei poveri, di Kejriwal. Il BJP, invece, si era concentrato su temi come la lotta all’immigrazione irregolare e aveva colto l’occasione delle elezioni per raccogliere sostegno a favore di una controversa legge sulla cittadinanza, considerata discriminatoria per i musulmani. Tuttavia, il premier Modi si è congratulato con Kejriwal. “Auguro loro il meglio per riuscire a soddisfare le aspirazioni del popolo di Delhi”, ha scritto su Twitter il leader nazionalista indù.

La sconfitta elettorale rappresenta un brutto colpo per il partito di Modi, dopo che il BJP ha già perso il controllo dello Stato del Maharashtra, la cui capitale è una delle principali città per l’economia indiana, Mumbai. Prima dell’apertura dei seggi, Modi aveva fatto appello a tutti gli elettori affinché esercitassero il loro diritto al voto senza eccezioni. “Sto esortando il popolo di Nuova Delhi, in particolare i miei giovani amici, a votare in numeri record”, aveva scritto in un post su Twitter. Le elezioni locali si sono tenute in un momento in cui la terza più grande economia dell’Asia sta subendo il peggior rallentamento degli ultimi decenni, con la crescita economica del Paese che è scesa al 4,5% nel trimestre luglio-settembre del 2019, il valore trimestrale più basso degli ultimi 6 anni. Anche la tensione sociale è particolarmente alta nel Paese, a seguito della riforma sulla cittadinanza avviata dal governo di Modi. 

Il Parlamento di Nuova Delhi ha approvato, l’11 dicembre 2019, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Una serie di proteste sono scoppiate nella capitale contro questa normativa e si sono diffuse in tutta l’India, con episodi di violenza e repressione armata delle piazze. In tale contesto, è importante sottolineare che il 27 gennaio era stato reso pubblico un video del ministro delle Finanze indiano, Anurag Thakur, che chiedeva ad una folla, riunita per un comizio politico, di cantare un coro contro i manifestanti. Il coro recitava: “Spara ai traditori del Paese”. Il video è stato girato mentre Thakur stava partecipando ad un raduno, in vista delle elezioni dell’8 febbraio, a sostegno di un candidato locale del BJP.

Appena 3 giorni dopo, il 30 gennaio, un ragazzo di 17 anni ha sparato contro i manifestanti che stavano protestando nei pressi dell’università Jamia Millia Islamia, a Nuova Delhi, ferendo 1 studente. L’aggressore ha fatto una diretta su Facebook prima di compiere il gesto. Testimoni oculari hanno riferito che l’aggressore ha urlato “Yeh lo azaadi”, che si traduce con “Ecco la vostra libertà” contro i manifestanti, prima di aprire il fuoco contro di loro e venire arrestato. Similmente, il 2 febbraio, un uomo ha aperto il fuoco contro un altra protesta. Anche in questo caso, l’aggressore ha gridato “Jai Shri Ram”, Ave Dio Ram, in riferimento ad una divinità indù, mentre sparava i colpi di pistola sulla folla. I manifestanti si erano radunati per una protesta pacifica contro la legge sulla cittadinanza. I video girati durante l’arresto dell’aggressore, identificato dalla polizia come Kapil Gujjar, mostrano l’uomo che urla: “Solo gli indù vinceranno in questo Paese. Questo Paese è nostro”. 

 

di Redazione

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