Benin: attacco terroristico al confine con il Burkina Faso, morto 1 poliziotto

Pubblicato il 11 febbraio 2020 alle 13:07 in Benin Burkina Faso

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Uomini armati di fucile e machete, a bordo di motociclette, hanno attaccato una stazione di polizia del Benin, vicino al confine con il Burkina Faso, sollevando il timore che la minaccia islamista si possa diffondere ancora più a Sud, verso le regioni centrali del continente. Nell’attacco, avvenuto nel villaggio di Mekrou-Djimdjim, domenica 9 febbraio, un poliziotto ha perso la vita e un altro è ristato ferito. Secondo quanto riferito dalle forze di sicurezza, prima di fuggire i militanti sono riusciti a dare fuoco all’edificio.

L’offensiva si è svolta nelle vicinanze di un parco nazionale che si estende tra il Benin, il Burkina Faso e il Niger. Poco più a Ovest, in un altro parco nazionale, noto come Pendjari National Park, due turisti francesi erano stati rapiti lo scorso maggio, mentre la loro guida turistica era stata uccisa.

È dal 2015 che il Burkina Faso assiste alla crescita della minaccia jihadista sul suo territorio e, adesso, il timore è che le offensive si estendano anche nelle regioni settentrionali dei Paesi confinanti, ovvero Benin, Togo, Ghana e Costa d’Avorio. Si tratta di Stati in cui, pur essendo alto l’impatto della pirateria, la diffusione del terrorismo risulta ancora abbastanza contenuta.

Il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est. Uno degli attentati di maggior impatto è stato condotto il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba. In tale occasione, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando le difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. Le aree che hanno visto un’esplosione incontrollata della violenza sono generalmente quelle più aride e sottosviluppate, dove i gruppi armati sfruttano la povertà e le divisioni etniche o religiose per reclutare combattenti e provocare maggior impatto. Secondo il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso. A partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, AQIM si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Nel 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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