Aumenta la tensione tra Siria e Turchia nella regione di Idlib

Pubblicato il 11 febbraio 2020 alle 17:16 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato di aver inferto un “clamoroso colpo” al presidente siriano, Bashar al-Assad, in risposta all’attacco del 10 febbraio ad Idlib, che ha ucciso 5 soldati turchi. Intanto, l’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria è atteso ad Ankara. 

Erdogan ha tenuto un discorso durante un evento nella capitale, Ankara, l’11 febbraio, durante il quale ha dichiarato che coloro che attaccano i soldati turchi “pagheranno un prezzo molto alto”. “Abbiamo inferto un clamoroso colpo ai siriani. Sono stati severamente puniti, specialmente a Idlib, ma non è abbastanza, c’è ancora molto da fare”, ha aggiunto. Lo stesso giorno, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha chiesto a Russia e Iran, che supportano Assad, di fermare le violenze nell’area di Idlib, dove era stato concordato un cessate il fuoco, il 9 gennaio, che doveva iniziare a partire dal 12 dello stesso mese. “Nonostante il cessate il fuoco, il regime ha nuovamente intensificato la sua aggressione il 12 gennaio, in particolare con il supporto aereo fornito da coloro che lo sostengono”, ha dichiarato Cavusoglu. Tali dichiarazioni sono state rilasciate durante una conferenza stampa congiunta con il suo omologo montenegrino, Srdjan Darmanovic, in occasione di una visita ufficiale turca nei Balcani. Inoltre, il 12 febbraio, l‘inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria, James Jeffrey, è atteso ad Ankara per discutere della recente escalation ad Idlib. 

A seguito dell’assalto di Assad del 10 febbraio, le forze armate turche hanno bombardato 115 obiettivi siriani e ne hanno distrutti 101. A tal proposito, il Ministero degli Esteri turco ha dichiarato che Ankara continuerà a rispondere a qualsiasi attacco perpetrato contro le proprie postazioni di monitoraggio in Siria. La decisione di contrattaccare è stata presa nel corso di un incontro di emergenza tenutosi ad Ankara nella sera del 10 febbraio, a cui hanno partecipato Erdogan, Cavusoglu e il ministro della Difesa, Hulusi Akar. Fonti vicine alla presidenza hanno affermato che durante il meeting è stato deciso di rispondere immediatamente al fuoco siriano, sottolineando che “il sangue dei martiri non è stato versato invano”. È stato anche sottolineato che nessun attacco scoraggerà la Turchia, attualmente ancora presente a Idlib, il cui obiettivo è garantire la sicurezza dei suoi confini e prevenire una nuova ondata di sfollati e “catastrofi umanitarie”.

Parallelamente, Ankara ha ospitato un incontro tra il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, e una delegazione russa guidata dal proprio inviato in Siria, il 10 febbraio. Secondo fonti interne, le parti hanno condannato i recenti attacchi contro le postazioni turche a Idlib ed è stata evidenziata la necessità di porre fine a qualsiasi atto di aggressione contro le forze di Ankara in Siria. La delegazione russa ha altresì tenuto colloqui con funzionari politici, militari e di intelligence turchi, con il fine di fermare l’escalation militare che sta interessando Idlib e raggiungere un accordo che soddisfi tutte le parti coinvolte. Già il 3 febbraio, Assad aveva attaccato le postazioni turche nella regione, causando la morte di 7 soldati di Ankara. L’assalto contro il personale turco era arrivato dopo che, l’1 febbraio, i ribelli siriani, sostenuti dalla Turchia, avevano lanciato un’offensiva contro il Nord-Est di Aleppo, controllato dal governo di Assad, riaprendo un nuovo fronte nella guerra civile siriana. 

Infine, un corrispondente di al-Jazeera ha riferito che la Turchia sta continuando ad inviare rinforzi presso le proprie postazioni in Siria. Secondo quanto riportato, l’11 febbraio sono stati inviati 300 veicoli contenenti altresì forze speciali e munizioni. Nell’ultima settimana la Turchia ha rafforzato le proprie 12 postazioni di osservazione di Idlib. Il 10 febbraio, le Nazioni Unite hanno dichiarato che l’offensiva nel Nord Ovest della Siria ha causato lo sfollamento di circa 700.000 civili dall’inizio del mese di dicembre 2019, tra cui 100.000 solo nei sette giorni precedenti. Inoltre, un portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, David Swanson, ha affermato che la situazione è sempre più tragica, soprattutto vicino al confine con la Turchia, dove oltre 400.000 persone sono state già costrette a sfollare.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

 

di Redazione

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