Attentato kamikaze contro un’accademia militare di Kabul

Pubblicato il 11 febbraio 2020 alle 12:18 in Afghanistan Asia

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Almeno 4 soldati e 2 civili sono stati uccisi in un attentato kamikaze nei pressi della capitale afghana, Kabul, la mattina dell’11 febbraio. 

La notizia è stata riferita dal quotidiano locale, Tolo News, che riporta le dichiarazioni di Nasrat Rahimi, portavoce del Ministero degli Interni. L’attacco è avvenuto intorno alle 7 del mattino, ora locale, nei pressi dell’accademia militare del maresciallo Fahim, appena fuori Kabul. Un attentatore suicida si è fatto esplodere proprio mentre i dipendenti della struttura e i soldati stavano entrando per le attività mattutine. Il giornalista afghano, Khalid Nikzad, ha affermato che nei pressi del luogo dell’attacco si trova anche una stazione degli autobus e ha aggiunto che numerose ambulanze sono state viste passare nei dintorni. Nel frattempo, il Ministero della Difesa afghano ha confermato l’attacco e ha riferito che altri 5 militari e 1 civile sono rimasti feriti. Non c’è ancora stata una rivendicazione ufficiale dell’attentato, ma si sospetta che sia opera dei talebani. 

L’attacco kamikaze arriva 3 giorni dopo un assalto contro le forze armate statunitensi e afghane a Nangarhar l’8 febbraio. L’assalitore si era infiltrato nell’esercito e indossava un’uniforme quando ha aperto il fuoco, uccidendo 2 soldati degli USA e ferendo altre 6 persone. In un post su Twitter, il 7° gruppo delle forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti ha riferito che “diversi” dei suoi soldati erano stati uccisi o feriti durante operazioni di combattimento in Afghanistan. In mezzo a tali violenze, il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha chiesto ai talebani una “prova tangibile” della riduzione della violenza nel Paese, prima di firmare un accordo per la pace in Afghanistan che porti al ritiro delle truppe statunitensi. Parlando durante una conferenza stampa in Uzbekistan, il 3 febbraio, Pompeo ha dichiarato che un’intesa è stata negoziata e le parti sono state più volte vicine a firmarlo. Tuttavia, i talebani non sono stati in grado di dimostrare l’intenzione di mettere fine agli attacchi. In tale contesto, gli Stati Uniti chiedono un’effettiva diminuzione della minaccia, al fine di rilanciare i colloqui inter-afghani. “Speriamo di poter raggiungere tale risultato, ma ancora non ci siamo e rimane ancora del lavoro da fare”, ha affermato. 

I commenti del segretario di Stato USA arrivano 2 giorni dopo l’arrivo dell’inviato speciale per la pace di Washington,  Zalmay Khalilzad, a Kabul, il 31 gennaio. Il rappresentante di Washington ha tenuto una serie di incontri di alto livello. Khalilzad ha riferito al presidente afghano, Ashraf Ghani, che non c’erano stati “progressi degni di nota” nei negoziati. Tuttavia, l’inviato ha affermato che gli Stati Uniti rimanevano positivi sulla possibilità di raggiungere un’intesa per la riduzione delle violenze. Tuttavia, non sono stati forniti ulteriori dettagli, relativi a possibili tempistiche. Intanto, il Paese è scosso dagli attacchi dei talebani, con numerose perdite sia tra la popolazione civile, sia tra le forze di sicurezza afghane. Le violenze diffuse stanno riportando riflettori sulla missione più lunga degli Stati Uniti all’estero, quella in Afghanistan, una guerra che vede la partecipazione degli USA da ben 19 anni. A seguito della fine dell’invasione dell’Unione Sovietica in Afghanistan, dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, nel 1996. Inoltre, il territorio montuoso afghano era diventato un paradiso per la crescita e l’organizzazione del terrorismo islamico. Dopo essere stati decimati da un intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e da uno della NATO, nell’agosto 2003, i talebani hanno mantenuto alcune roccaforti, dalle quali tentano di riprendere il controllo del governo centrale. 

Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha era iniziato il 7 dicembre 2019 e mirava a negoziare un ritiro delle forze armate USA, in cambio della fine degli assalti e di una serie di assicurazioni da parte dei militanti islamisti. Nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno. Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre 2019 contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono stati feriti nell’assalto. Inoltre, il 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato una nuova vittima delle forze speciali statunitensi, uccisa in AfghanistanA partire dal 20 gennaio 2020, è iniziato un altro round di colloqui tra il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno descritto come ulteriori richieste statunitensi nei colloqui di pace, anche dopo che il gruppo aveva offerto una “riduzione della violenza”. Non hanno, tuttavia, specificato quali fossero le nuove richieste di Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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