Summit dell’Unione Africana sulle nuove sfide regionali: al centro Libia, terrorismo e Medio Oriente

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 15:08 in Africa Etiopia

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I principali leader africani si sono incontrati nel quartier generale dell’Unione Africana ad Addis Abeba, in Etiopia, domenica 9 febbraio, per il 33esimo summit dell’organizzazione. Il vertice è finalizzato a discutere delle modalità per rendere l’Unione un attore di primo piano nella risoluzione dei maggiori conflitti del continente. Il tema dell’incontro è quello di “Mettere a tacere le armi”, uno slogan in cui i leader africani continuano a credere nonostante siano ben consapevoli della difficoltà della sfida e dei limiti strutturali dei governi di diversi Paesi. Nonostante alcuni limitati progressi, i funzionari dell’organizzazione hanno ammesso che l’obiettivo, adottato nel 2013, di “mettere fine a tutte le guerre in Africa entro il 2020” è fallito miseramente.

Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, che ha coordinato l’incontro, ha dipinto un quadro piuttosto cupo riguardo alla situazione della sicurezza nel continente, citando soprattutto le minacce dei gruppi estremisti diffusi dal Sahel al Corno d’Africa. La mancata realizzazione dell’obiettivo di fermare le guerre “rivela la complessità delle sfide poste alla sicurezza del continente africano”.

Il focus sui conflitti, in questo 33esimo summit dell’organizzazione, segna una svolta interna di grande rilievo, dal momento che per molti anni i vertici organizzati annualmente dall’Unione Africana erano dedicati soprattutto alle riforme strutturali dell’ente, come le modifiche al suo sistema di finanziamento. L’attenzione è stata dedicata quest’anno a diversi Paesi. Si è parlato ovviamente di Libia, ma anche di Sudan, Sud Sudan e Repubblica Centrafricana, nonché dei nuovi conflitti in Camerun e Mozambico. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, che sostituirà l’omologo egiziano Abdel Fattah al Sisi come presidente dell’Unione per il 2020, ha detto di essere pronto a queste sfide. “L’organizzazione deve essere più proattiva nel rispondere ai conflitti, invece di lasciare il lavoro alle potenze esterne”, ha dichiarato Naledi Pandor, ministro delle Relazioni Internazionali del Sudafrica. Da parte sua, Faki Mahamat ha esortato a “concentrarsi sulle cause profonde dei conflitti” e ha invitato i leader africani a “perseguire soluzioni innovative che mettano in secondo piano la soluzione militare e la combinino con misure provenienti da altre aree, in particolare lo sviluppo”.

Sulla Libia, l’Unione Africana ha chiesto un suo maggiore coinvolgimento nei processi di pace gestiti primariamente dalle Nazioni Unite. Sulla possibilità di creazione di una forza africana che proponga e supporti le iniziative per la risoluzione del conflitto libico, il presidente della Repubblica del Congo, Denis Sassou Nguesso, ha detto che i Paesi ne stanno discutendo. Anche il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha voluto un forte messaggio di solidarietà nei confronti dell’Unione, affermando che le Nazioni Unite considerano di fondamentale importanza la collaborazione con le organizzazioni regionali che perseguono i medesimi obiettivi di pace. Lo stesso discorso di Guterres è stato ripreso dal Segretario Generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, il quale ha sottolineato la gravità della crisi in Libia e ha affermato che le due organizzazioni devono lavorare insieme per portare il Paese fuori dal caos e promuovere un processo di riconciliazione nazionale inclusivo. Gheit ha poi chiesto il rispetto della tregua, in modo da favorire un cessate il fuoco permanente e un suo monitoraggio, come ipotizzato alla Conferenza di Berlino del 19 gennaio.

Per quanto riguarda il Sud Sudan, il presidente Ramaphosa ha fatto sapere di aver incontrato separatamente l’omologo sud sudanese Salva Kiir e il leader ribelle Riek Machar, un giorno prima dell’inizio della conferenza, per dare una svolta ai negoziati di pace tra le due fazioni e accelerare la strada verso la creazione di un governo condiviso. La nuova scadenza per il raggiungimento di un accordo è stata fissata al 22 febbraio.  

L’Unione Africana si è infine soffermata sul Medio Oriente e sulla questione del “Piano di Pace” elaborato dall’amministrazione Trump per risolvere il conflitto israelo-palestinese. I leader convenuti in Etiopia per il summit hanno condannato l’accordo, definito “illegittimo”, e hanno espresso solidarietà al popolo palestinese. Il presidente della Commissione Faki Mahamat ha dichiarato: “Il piano presentato alla fine di gennaio rappresenta l’ennesima violazione di molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana”. “È stato preparato senza alcuna consultazione internazionale e calpesta i diritti del popolo palestinese”, ha aggiunto, tra gli applausi della sala principale del quartier generale dell’Unione.

L’organizzazione, come specificato dal suo nuovo presidente Ramaphosa, terrà due nuovi incontri il prossimo maggio: il primo si focalizzerà ancora sulla risoluzione dei conflitti africani, il secondo sarà sull’implementazione dell’Area di Libero Scambio dell’Africa continentale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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