Siria: 20 civili morti, arrivano ancora rinforzi da Ankara

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 11:21 in Siria Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Almeno 20 civili sono stati uccisi nella Siria Nord-occidentale, mentre le forze del regime stanno per prendere il controllo della strada internazionale Aleppo-Damasco. Parallelamente, l’esercito turco ha inviato nuovi rinforzi militari.

Il bilancio delle vittime risale a domenica 9 febbraio e alle prime ore del giorno successivo, il 10 febbraio, ed è il risultato di diversi attacchi condotti dalle forze del regime, coadiuvate da Mosca. In particolare, secondo quanto riferito altresì dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, 14 civili sono morti il 9 febbraio a seguito di un’operazione russa, di cui 9 nel solo villaggio di Kafr Nuran, situato nella periferia occidentale di Aleppo. Successivamente, altri 5 civili, tra cui anche bambini, sono deceduti nella medesima area nel corso della notte. Un altro attentato ha colpito al-Atarib, nell’Ovest di Aleppo, dove barili esplosivi hanno causato almeno 5 vittime civili.  Il bilancio include poi un altro siriano, morto a seguito di un attacco di artiglieria contro la città di Jisr Al-Shughour, a Sud del governatorato di Idlib. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, il bilancio in tale città include altresì 13 civili feriti, tra cui una donna e 3 bambini.

A detta di un corrispondente di al-Jazeera in Siria, i bombardamenti condotti dalle forze del regime siriano e dalla Russia contro le città e municipalità della periferia di Aleppo hanno causato circa 30 feriti. Secondo quanto riportato, l’offensiva aerea è stata accompagnata da scontri sul campo tra le forze del regime, del presidente siriano, Bashar al-Assad, ed i gruppi ribelli. L’esercito del regime sta attualmente provando ad avanzare su nuovi fronti nelle aree periferiche occidentali e meridionali di Aleppo, tra cui al-Zurba e Icarda, oltre che a prendere pieno possesso della strada che collega Aleppo a Damasco. Utilizzarla permetterebbe nuovamente i trasporti e il commercio dalla capitale alla seconda principale città del Paese, nonchè ex hub industriale, Aleppo. In tale quadro, un portavoce delle forze del regime, Ali Mihoub, ha affermato che l’esercito ha oramai assunto il controllo di un’area pari a oltre 600 km quadrati, tra la periferia orientale di Idlib e quella meridionale di Aleppo, comprendente città, villaggi e alture strategiche.

Parallelamente, il corrispondente di al-Jazeera ha altresì riferito dell’arrivo di ulteriori rinforzi militari da parte della Turchia verso le postazioni militari di Idlib. Secondo quanto riportato il 10 febbraio, convogli di veicoli militari, tra cui carri armati e mezzi corazzati per il trasporto di merci, hanno attraversato il confine, diretti verso i 12 punti di monitoraggio assegnati ad Ankara. Anche il 7 febbraio era stato riferito che la Turchia aveva inviato quasi 150 veicoli militari in Siria, a seguito di un aumento dei combattimenti nella provincia Nord-occidentale di Idlib.

L’Osservatorio siriano ha monitorato il passaggio, al confine siro-turco, di 1.240 veicoli militari turchi negli ultimi sette giorni, oltre a 5.000 soldati. A tal proposito, al-Araby al-Jadeed ha riferito che la Turchia ha altresì installato una nuova postazione di monitoraggio nel sito del “46esimo reggimento”, vicino alla città di al-Atarib, in un quadro di ampliamento e rafforzamento delle misure di sicurezza.

In tale quadro, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha affermato che la Turchia ha delineato piani alternativi nel caso in cui le parti non rispettino gli accordi su Idlib, sottolineando che Ankara farà tutto ciò che è necessario se le forze del regime non si ritireranno dalle aree di de-escalation entro la fine di febbraio. È del 5 febbraio la dichiarazione del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, con cui è stato affermato che le forze di Assad dovranno ritirarsi entro la fine di febbraio dalle postazioni di Ankara, altrimenti quest’ultima intraprenderà una nuova operazione. Tali parole sono giunte dopo l’attentato del primo febbraio scorso, quando i ribelli siriani, sostenuti dalla Turchia, hanno attaccato il Nord-Est di Aleppo, controllato dal governo di Assad, riaprendo un nuovo fronte nella guerra civile. Successivamente, il 3 febbraio, 4 soldati turchi sono stati uccisi e altri 9 sono rimasti feriti a seguito di bombardamenti condotti dalle forze del regime siriano contro Idlib. Inoltre, secondo la Turchia, 9 dei suoi avamposti, che erano stati istituiti nell’ambito di un accordo con Mosca, sono stati circondati dall’esercito siriano.

L’8 febbraio scorso, inoltre, Ankara ha ospitato colloqui tra una delegazione di Mosca e un’altra turca. Secondo quanto riferito da un corrispondente di al-Jazeera, l’incontro, durato circa tre ore, ha visto le parti discutere degli ultimi sviluppi sul campo a Idlib e delle modalità per incoraggiare un processo politico nel Paese. Non da ultimo, è stata evidenziata la necessità di raggiungere una tregua il più presto possibile e ci si è impegnati a tenere ulteriori discussioni nelle prossime settimane. Uno degli ultimi incontri risale al 9 gennaio, quando Ankara e Mosca avevano annunciato un cessate il fuoco nel governatorato di Idlib, che sarebbe entrato in vigore a partire dalla mezzanotte del 12 gennaio. Erdogan, tuttavia, ha quasi immediatamente denunciato le violazioni di tale accordo, data l’avanzata delle forze armate di Assad nella regione. 

La Turchia è sostenitrice dei ribelli protagonisti del conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime di Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente siriano di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. Il perdurante conflitto civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011. A causa della guerra, metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.