Il paradosso delle sanzioni: la Russia è il secondo fornitore di petrolio agli USA

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 6:10 in Russia USA e Canada

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La Russia ha aumentato significativamente l’offerta di petrolio e suoi derivati negli Stati Uniti nell’autunno del 2019. Nel mese di ottobre, solo il Canada ha superato le cifre della Russia. In quel mese gli Stati Uniti hanno acquistato 20,9 milioni di barili di petrolio dalla Russia. Mosca è diventata così il secondo maggior fornitore di Washington per quanto riguarda prodotti del petrolio, grezzi e derivati. Il Canada si è classificato al primo posto con 136,5 milioni di barili. Le forniture messicane hanno raggiunto 17,1 milioni di barili, mentre l’Arabia Saudita si è classificata quarta nella lista con 13,7 milioni di barili. Sono le informazioni che emergono dal rapporto del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti per il periodo di gennaio e novembre 2019.

Le esportazioni di combustibile per gli Stati Uniti dalla Russia nel 2019 hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi otto anni. Solo nel 2011 Washington ha importato di più, ma era in epoca pre-sanzioni. Per l’analista politico ed economista Andrej Suzdal’cev, non è altro che un paradosso, il “paradosso delle sanzioni incrociate”.

“Sembra paradossale, perché l’amministrazione Trump, con il pieno sostegno del Congresso, ha fatto enormi sforzi per limitare le capacità di esportaione della Russia. È molto importante per loro confermare lo status degli Stati Uniti come il più grande produttore di risorse energetiche” – ha affermato l’esperto in’intervista a Radio Sputnik.

“Washington ha cercato di espellere la Russia dal mercato dell’energia più redditizio, quello europeo, e improvvisamente risulta che la stessa Russia è tra i maggiori fornitori di risorse energetiche degli Stati Uniti” – aggiunge Suzdalc’ev, che aggiunge che il dato è prova dell’alta efficienza del settore energetico ruso: “Il settore energetico russo risulta essere tra i più equilibrati. I suoi prodotti godono di una domanda molto elevata a causa della combinazione di prezzo e qualità. Nonostante le sanzioni, il settore energetico è stato in grado di ottenere ottimi risultati, è una grande vittoria per l’economia russa”.

La ragione di questo “paradosso” poggia sulle altre sanzioni varate da Washington. Fino al 2017 gli Stati Uniti erano il principale acquirente di petrolio venezuelano, le sanzioni contro l’impresa statale Petróleos de Venezuela S.A. e le sue consociate statunitensi, tuttavia, hanno costretto imprese ed enti USA a rivolgersi ad altri mercati, tra cui quello russo. La decisione dell’amministrazione Trump, dello scorso settembre, di colpire con sanzioni chiunque commerci in petrolio iraniano, ha aperto ulteriori prospettive per il settore energetico russo, che ha sostituito le forniture iraniane in Turchia e in Europa.

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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