L’Iran e le capacità missilistiche: tra innovazioni e fallimenti

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 15:00 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha presentato il nuovo missile balistico di propria produzione Raad-500, il 9 febbraio. Nello stesso giorno, il satellite Zafar, lanciato da Teheran, non ha raggiunto l’orbita auspicata.

Raad 500 è stato mostrato dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e, nello specifico, dal suo capo, il comandante Hossein Salami, e dal capo della Forza Aerospaziale, Amir Ali Hajizadeh, in occasione della celebrazione del 41esimo anniversario della vittoria della rivoluzione islamica conclusasi nel 1979. Oltre al nuovo missile, è stata altresì presentata la catena di assemblaggio dei missili, dotati di un motore combinato all’avanguardia, Zohair. Si tratta di una nuova generazione di motori missilistici, volti altresì a trasportare satelliti nello spazio.

Secondo quanto riferito da fonti mediatiche iraniane, i motori missilistici di Raad 500, oltre ad essere innovativi, hanno strutture non metalliche, realizzate con materiali compositi, ed in cui è stata utilizzata la tecnologia in fibra di carbonio. Ciò li rende in grado di resistere a livelli di pressione elevati e a temperature di circa 3000 gradi. Inoltre, il raggio di azione è pari a 500 km, ovvero 200 km in più rispetto ai missili precedentemente brevettati, tra cui “Fatih 110”. È stato altresì riferito che l’Iran ha di recente aggiunto al proprio arsenale missili satellitari a combustibile solido e missili terra-terra con elevate capacità di manovra, in grado di aggirare i sistemi di difesa aerea e nascondersi dai radar.

Di fronte a tale quadro, nel corso della cerimonia del 9 febbraio, il comandante Salami ha affermato che l’Iran potrà prevenire la guerra e sconfiggere il nemico solo attraverso il potenziamento delle proprie capacità militari. “La nostra vera guerra consiste nel fabbricare e produrre forza” sono state le parole del comandante iraniano, il quale ha sottolineato i notevoli risultati raggiunti a livello tecnologico, da considerarsi essenziali per entrare “nello spazio”. In particolare, Salami ha fatto riferimento alla tecnologia missilistica sviluppata di recente da Teheran, composta da mezzi le cui strutture e motori di materiali compositi hanno un peso ridotto ed una maggiore velocità rispetto a quanto prodotto in precedenza.

Parallelamente, è del 9 febbraio la dichiarazione del portavoce delle forze aeree presso il ministero della Difesa iraniano, Ahmed Hosseini, il quale ha dichiarato che il processo di messa in orbita del satellite Zafar non ha avuto successo, a causa del mancato raggiungimento della velocità richiesta. In particolare, il satellite non è riuscito a raggiungere l’orbita prefissata, pari a 540 chilometri sopra la terra, sebbene sia, però, riuscito a completare il 90% del percorso prefissato. Hosseini ha specificato che motori della fase 1 e della fase 2 del vettore funzionavano correttamente, ma alla fine del suo percorso il satellite non ha raggiunto la velocità richiesta per essere messo in orbita. Ad ogni modo, Teheran, è stato specificato, lavorerà per correggere gli errori che hanno portato al fallimento della missione e, a tal proposito, il ministro delle Telecomunicazioni iraniano, Mohammad Javad Azari Jahromi, nel riportare il fallimento della missione, ha affermato che l’Iran tenterà nuovamente il lancio di altri satelliti.

L’obiettivo di Zafar era ottenere immagini e dati da utilizzare nel campo delle comunicazioni. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno più volte messo in dubbio gli scopi pacifici del programma iraniano previsto per i propri satelliti, ritenendolo una copertura per sviluppare ulteriormente missili balistici. Sebbene l’Iran abbia affermato di non voler produrre armi nucleari, Washington teme che i test condotti possano essere funzionali anche al lancio di testate nucleari. Tuttavia, quello del 9 febbraio non è stato il primo fallimento di tal tipo per l’Iran. Gli ultimi due sono stati registrati nel 2019.

Le dichiarazioni statunitensi sono da inserirsi in un clima particolarmente teso per le relazioni tra Washington e Teheran e segnato da alcune vicende susseguitesi a cavallo tra il 2019 ed il 2020. Tra queste, nelle prime ore dell’8 gennaio, due basi situate nelle regioni irachene di Erbil e al-Anbar, ospitanti altresì soldati statunitensi, sono state colpite da una serie di missili, lanciati da Teheran per rivendicare la morte del generale della Quds Force, Qassem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio scorso, a seguito di un raid ordinato dagli Stati Uniti contro l’aeroporto di Baghdad.

Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione a priori, la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dell’8 maggio 2018, di ritirarsi unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano, raggiunto nel 2015. Ciò ha causato l’imposizione di sanzioni contro Teheran ed un successivo inasprimento delle relazioni tra USA e Iran, a fronte delle possibili conseguenze economiche.

Allo stesso tempo, Teheran è stata messa sotto accusa anche in altri contesti. Tra le ultime mosse più rilevanti, Francia, Germania e Regno Unito, il 14 gennaio scorso, hanno attivato il meccanismo di risoluzione delle dispute, dopo le accuse rivolte circa le violazioni commesse nell’ambito dell’accordo sul nucleare. La mossa potrebbe portare le Nazioni Unite a reintrodurre le sanzioni contro l’Iran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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