Libia, migranti: Italia invia proposta di modifica del Memorandum del 2017

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 12:49 in Immigrazione Italia Libia

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Il Ministero gli Affari Esteri di Roma ha rivelato di aver trasmesso alle autorità della Libia la proposta di revisione e aggiornamento del Memorandum d’intesa bilaterale firmato nel 2017 in materia di immigrazione.

Con tale protocollo, in scadenza nel febbraio 2020, l’Italia si impegnava a finanziare le infrastrutture di accoglienza della Libia e a fornire sostegno alle autorità per il contrasto all’immigrazione irregolare. Già lo scorso 3 febbraio, però, all’indomani del rinnovo dell’accordo per ulteriori 3 anni, il ministro dell’Interno del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fathi Bashaga, si era recato a Roma per incontrare il suo omologo italiano, Luciana Lamorgese, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. In occasione del vertice, le delegazioni di entrambi i Paesi avevano esaminato nel dettaglio tutti i punti dell’intesa alla luce del contesto attuale, al fine di individuare eventuali modifiche, rinnovando in ogni caso l’intenzione di voler proseguire con tale collaborazione.

In linea con quanto annunciato lo scorso 3 febbraio, la Farnesina ha dunque rivelato, il 9 febbraio, di aver inviato alla Libia l’accordo rivisto, il quale, secondo Roma, introduce importanti modifiche tese a garantire maggiori tutele ai migranti. Ciò deriva dalle critiche attirate in precedenza dal memorandum in merito alle condizioni dei centri di detenzione, dei migranti e dei richiedenti asilo. A tale riguardo, in occasione delle linee programmatiche del Ministero dell’Interno, Lamorgese aveva già annunciato di voler procedere con la graduale chiusura delle strutture già esistenti, le quali verranno sostituite con centri a gestione diretta delle Nazioni Unite.

Tale intenzione è stata confermata dalla nota stampa del Ministero degli Esteri dell’Italia del 9 febbraio, la quale annuncia che le modifiche riguardano le tutele ai diritti dei migranti, dei richiedenti asilo e alle persone vulnerabili vittime del traffico illecito di migranti e di esseri umani. Allo stesso tempo, ha aggiunto il dicastero di Di Maio, il testo rivisto del Memorandum intende promuovere una gestione del fenomeno migratorio che sia in linea con quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra sui diritti umani e dalle altre norme internazionali relative a tale branca del diritto. Ciò, ha sottolineato la Farnesina, dovrà anche essere garantito dal lavoro che in Libia svolgono le agenzie delle Nazioni Unite, prime tra tutte l’Agenzia dell’ONU per Rifugiati (UNHCR) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM).

Le modifiche proposte dall’Italia intendono inoltre rispondere alle accuse avanzate da alcune ONG attive in Libia, tra cui Amnesty International. Nello specifico, secondo quanto dichiarato da una degli attivisti, Lola Schulmann, il protocollo bilaterale “ignora le sofferenze inflitte ai migranti in Libia”.

Più nel dettaglio, Schulmann ha dichiarato che rispetto al 2017, l’ONG ha raccolto più informazioni in merito alle violazioni commesse dalla guardia costiera libica e sulle condizioni degradanti dei centri di detenzione. In particolare, su quest’ultimo punto, l’attivista di Amnesty ha evidenziato che uno dei centri di detenzione di Tripoli, con a capo l’UNHCR, in collaborazione con le forze di sicurezza libiche, ha chiuso alla fine di gennaio 2020. Tuttavia, alla luce dell’escalation dei combattimenti nella regione, i migranti erano stati lasciati a sé stessi. In aggiunta, Schumann ha rivelato di essere in possesso di una ricerca condotta internamente in merito alle violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione della Libia, teatro di morti, sparizioni ingiustificate e corruzione. Il report, rivela l’attivista, è stato pubblicato lo scorso novembre.

In tale contesto, InfoMigrants rivela che il Consiglio di Europa aveva chiesto in precedenza all’Italia di interrompere la propria collaborazione con le autorità libiche, alla luce delle “gravi violazioni dei diritti umani” contro i migranti e i richiedenti asilo in Libia.

Nel frattempo, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha riferito che 7.168 migranti e rifugiati sono entrati in Europa via mare nelle prime 5 settimane del 2020, segnando un aumento del 3% rispetto ai 6.932 arrivi dello stesso periodo dell’anno passato. Quasi la metà di tutti gli sbarchi è avvenuta in Grecia, maggior Paese di destinazione nel 2019. Sulla rotta del Mediterraneo centrale, almeno 6 persone hanno perso la vita nel tentativo di lasciare la Libia via mare.

Per quanto riguarda l’Italia, il Dipartimento per la Pubblica Sicurezza del Viminale rende noto che dall’1 gennaio al 10 febbraio 2020 sono sbarcati in Italia 1.751 migranti che, se paragonati alle cifre dello stesso periodo dell’anno precedente, quando ne erano sbarcati 202, rappresentano il 767% in più. Coloro che sbarcano in Italia provengono principalmente dall’Algeria, dal Sudan, dalla Costa d’Avorio, dal Bangladesh, dalla Guinea, dalla Somalia, dalla Tunisia, dal Marocco, dall’Iraq e dal Mali.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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