Libia: Haftar attacca Misurata, al Cairo si discute di economia

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 12:26 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha dichiarato che le proprie forze aeree hanno colpito, il 10 febbraio, le milizie di Misurata, affiliate al governo tripolino. Parallelamente, continuano gli incontri al Cairo sulla pista economica.

Nello specifico, l’attacco delle forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, ha interessato l’area di Abu Qurayn, a 118 km a Sud-Est di Misurata, dove sono presenti milizie affiliate al governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Secondo quanto riferito da fonti dell’LNA, le forze di Haftar hanno condotto tre attacchi missilistici, definiti “violenti e accurati”, causando la distruzione di diversi veicoli militari. Dal canto loro, già negli ultimi giorni, le forze di Misurata, di fronte all’avanzata dell’LNA, sono state costrette a ritirarsi dal centro di Misurata, dirigendosi verso le aree circostanti, fino a 100 km di distanza. È da circa due mesi che le forze filo tripoline di Misurata si scontrano con quelle di Haftar, lasciando prevedere che tali aree potranno trasformarsi in un secondo fronte di combattimento tra le due fazioni, dopo la periferia di Tripoli.

Parallelamente, il 9 febbraio, il comandante dell’asse di al-Quwai’a, Muhammad al-‘Aib, ha affermato che l’area, situata nella periferia orientale di Tripoli, stava assistendo ad una calma relativa, dopo i violenti scontri contro le milizie di Haftar, verificatisi nella notte tra l’8 ed il 9 febbraio.  A detta del comandante, le milizie di Haftar continuano a violare la tregua, provocando perdite sia in termini di vite umane sia materiali. Tuttavia, dal canto loro, le forze tripoline si sono dette pronte a respingere qualsiasi attacco.

Risale al 6 febbraio scorso la dichiarazione dell’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, secondo cui gli incontri del Comitato militare congiunto hanno portato a progressi significativi nel dossier libico. Il Comitato militare congiunto è formato da cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico e da altrettanti membri del governo di Tripoli. L’obiettivo è avviare discussioni e colloqui volti a porre una tregua al conflitto libico e all’istituzione di un meccanismo che lo monitori. Il primo incontro ha avuto luogo il 3 febbraio a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite e, secondo quanto riferito, ha visto i primi segnali positivi. Tuttavia, un secondo round è stato programmato per il 26 febbraio prossimo. L’istituzione di tale comitato è uno dei risultati della cosiddetta conferenza di Berlino, il vertice svoltosi il 19 gennaio scorso, in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere la crisi in Libia.

Un altro meeting scaturito da Ginevra è quello intrapreso il 9 febbraio al Cairo, il cui obiettivo è esaminare alcune questioni di tipo economico e finanziario, tra cui le problematiche scaturite dalla sospensione delle attività petrolifere e il meccanismo di ridistribuzione dei profitti derivanti da queste, oltre che delle risorse statali. Al momento, l’incontro sembra essere caratterizzato da riservatezza, ma si prevede che nella sera del 10 febbraio verrà rilasciata una dichiarazione ufficiale. I partecipanti all’incontro sulla “pista economica” sono 21. Si tratta di ufficiali e rappresentanti del mondo economico libico, in particolare bancario e finanziario. In rappresentanza delle Nazioni Unite vi è Stephanie T. Williams, la vice inviata speciale delle Nazioni Unite per gli affari politici in Libia.

Un incontro di tipo economico è stato reso necessario soprattutto alla luce della chiusura di alcuni porti petroliferi libici. Nello specifico, il 18 gennaio scorso, gruppi affiliati al generale Haftar hanno bloccato la produzione e le esportazioni dei giacimenti di al-Sharara e al-Feel, situati nei pressi della città costiera di Zawiya. Ciò ha causato gravi perdite a livello economico, dal valore di circa un miliardo di dollari.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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