Lavrov in America Latina: così la Russia sfida Washington

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 9:48 in America Latina Russia

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La Russia rinnova il suo sostegno a Nicolás Maduro, proprio mentre gli Stati Uniti cercano formule per aumentare la pressione diplomatica sul governo del Venezuela e discutono nuove sanzioni. Con la sua visita a Caracas questa settimana, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha chiarito che Mosca è presente nella regione e cerca di espandere la sua influenza. Quasi nello stesso momento in cui Lavrov, uno dei membri dell’esecutivo russo più vicini a Putin, incontrava Maduro l palazzo Miraflores, Juan Guaidó, riconosciuto presidente ad interim per circa 60 paesi, incontrava Donald Trump alla Casa Bianca, dopo essere stato applaudito come “presidente legittimo” dal Congresso degli Stati Uniti a Washington.

La Russia è ora il principale sostegno straniero al governo di Maduro. Negli ultimi anni, Mosca ha supportato il leader chavista con miliardi di dollari in accordi commerciali e linee di finanziamento. E questo lo ha reso il suo secondo socio in affari e creditore, dopo la Cina. Caracas deve circa 6,5 milioni di dollari (5.600 milioni di euro) all’impresa statale russa degli idrocarburi Rosneft, che paga poco a poco con il petrolio.

Accordi che hanno garantito a Mosca l’accesso alle riserve venezuelane, e al contempo sono stati il principale canale del governo di Nicolás Maduro per evitare ed eludere le sanzioni, in particolare quelle sul petrolio greggio, che sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea hanno imposto e che soffocano l’economia venezuelana.

Il Venezuela, che acquista anche prodotti agricoli e sanitari dalla Russia, è diventato anche uno dei mercati più importanti per l’industria della difesa russa. Mosca ha anche inviato piloti di addestramento e “consiglieri militari” a Caracas e varie fonti sostengono che abbia anche collocato appaltatori militari russi nel paese, sebbene il Cremlino neghi. Questa settimana Lavrov ha annunciato che gli accordi sarebbero stati prorogati. “È importante sviluppare la nostra cooperazione militare tecnica per aumentare la capacità di difesa dei nostri amici contro le minacce esterne” – ha affermato il ministro russo in allusione, nemmeno troppo velata, a un possibile intervento militare contro Maduro.

Il Cremlino vede il legame con Caracas non solo come una questione commerciale, la Russia è infatti tra i principali beneficiari indiretti delle sanzioni contro il petrolio veneziuelano, ma soprattutto come un movimento strategico e geopolitico. Sebbene stia coltivando altre relazioni, come è risultato evidente con il viaggio di Lavrov, che è passato da Cuba e Messico, il Venezuela è la sua base principale per puntellare la sua influenza nella regione.

“La Russia sta usando l’America Latina come un modo per contrastare la presenza americana alle frontiere della Russia. Non si tratta di prepararsi per una guerra mondiale o una corsa agli armamenti, ma di vincere appalti di armi e contratti di esportazione. E sta andando avanti” – afferma Viktor Chejfec, direttore del Centro di studi latinoamericani dell’Università di San Pietroburgo, al quotidiano El País.. La visita di Lavrov è avvenuta durante il tour dal segretario di Stato americano Mike Pompeo in Ucraina, Bielorussia, Kazakistan e Uzbekistan, in una regione che Mosca considera sua sfera di influenza proprio come Washington considera l’America Latina.

Con le sanzioni imposte alla Russia nel 2014, dopo l’annessione della Crimea, Mosca non ha solo rafforzato i suoi legami con alleati storici come il Venezuela o Cuba, ma ne sta cercando anche di nuovi, come dimostra la sua svolta verso l’Asia o la sua ricerca di alleanze e influenza in Africa. Il suo ruolo a Caracas, tuttavia, cerca di andare oltre: Mosca sta cercando di posizionarsi come mediatore, qualcosa di simile al ruolo assunto in Medio Oriente. Mosca difende che la soluzione per il paese caraibico debba partire da un accordo tra venezuelani e scommette sul dialogo, sebbene durante la sua visita, il ministro degli Esteri russo abbia incontrato solo un settore minoritario dell’opposizione.

Tuttavia, la crisi in Venezuela ha raggiunto un punto tale e ci sono così tanti attori globali coinvolti che, affinché un qualsiasi tipo di accordo possa aver luogo, debba avere l’approvazione di almeno Stati Uniti e Russia. Ciò rende un negoziato, come quello mediato dalla Norvegia alle Barbados dello scorso autunno, ancora più complesso.

La visita di Lavrov assume importanza anche al di là delle frontiere venezuelane. Il capo della diplomazia russa ha chiarito che la Russia vuole che il Messico diventi uno dei suoi partner chiave nella regione. Per un quarto di secolo è stato il grande assente della politica di Mosca per l’America Latina, in particolare per la sua partecipazione all’Associazione di libero scambio. Ma l’ascesa di Andrés Manuel López Obrador ha cambiato un po’ le cose, spiega ancora Chejfec. In questo, la posizione del Messico nella crisi venezuelana, che cerca un percorso di dialogo e non ha riconosciuto Guaidó, è stata fondamentale.

La crisi venezuelana è stata una delle questioni che Lavrov ha affrontato con il suo omologo messicano, Marcelo Ebrard. “Abbiamo concordato che qualsiasi tentativo di far risorgere dottrine neo-coloniali come la dottrina Monroe e ripetere scenari di famigerate rivoluzioni colorate può portare a una pericolosa escalation” – ha detto Lavrov dopo l’incontro. “La Russia e il Messico chiedono di risolvere i problemi del Venezuela esclusivamente con mezzi pacifici attraverso il dialogo tra tutte le forze politiche” – ha aggiunto il ministro russo, che si è impegnato ad approfondire la cooperazione e i legami con il Messico in ambiti quali la lotta al narcotraffico, il turismo e la cooperazione.

Un impegno che, dopo oltre 25 anni di impasse che non è banale, nella misura in cui è volto a investire e creare joint-venture nella seconda economia dell’America Latina, la prima lingua spagnola del mondo e il vicino meridionale degli Stati Uniti. Sebbene López Obrador abbia insistito sul fatto che non intende coltivare una cattiva relazione con gli Stati Uniti, difatti ha ceduto a tutte le richieste di Trump in materia di migrazione, al Ministero degli Esteri messicano sono consapevoli che una maggiore vicinanza alla Russia può suscitare il sospetto degli Stati Uniti e, quindi, un modo per attenuare la pressione continua cui Washington sottopone il vicino meridionale.

“La Russia considera l’America Latina come uno dei pilastri del mondo multipolare” – ha affermato Lavrov in un’intervista all’agenzia cubana Prensa Latina prima di atterrare a Santiago de Cuba. La posizione dei paesi latinoamericani su diversi temi dell’agenda internazionale non coincide con quella di Mosca, ma nemmeno con quella di Washington, e questo è sufficiente affinché Lavrov possa tentare di creare nuove alleanze.

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Italo Cosentino, interprete di russo e spagnolo

di Redazione

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