La Cina invia altri aerei da guerra sullo Stretto di Taiwan

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 12:50 in Cina Taiwan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Per il secondo giorno consecutivo, il 10 febbraio, la Cina ha inviato i propri aerei da guerra sopra lo Stretto di Taiwan, mentre la tensione tra Pechino e Taipei continua a crescere. 

Il Ministero della Difesa dell’isola ha reso noto che i jet cinesi, accompagnati da bombardieri H-6, hanno volato oltre la metà che divide le acque dello Stretto, verso le coste di Taiwan. I velivoli hanno prima spinto al massimo la potenza e poi hanno dato l’ordine di ritirarsi. I mezzi cinesi si sono quindi diretti verso il lato occidentale dell’isola, per poi tornare in Cina. Si tratta della seconda volta, dal 2016, che Taiwan denuncia lo sconfinamento dei jet cinesi nello Stretto. Gli H-6 utilizzati in questa operazione fanno parte di una missione di addestramento nel Pacifico. Questi sono prima passati attraverso il Canale Bashi, che separa Taiwan dalle Filippine, e poi si sono diretti verso lo Stretto, secondo quanto ha affermato il Ministero. Non ci sono stati commenti da parte della Cina sui fatti del 10 febbraio. 

Tuttavia, lo stesso giorno, l’ufficio cinese per gli Affari di Taiwan ha esortato il Partito Democratico Progressista (DPP), al potere nell’isola, a “non giocare con il fuoco”. Secondo Pechino, il DPP ha “adottato una posizione che aumenta gli scontri nello stretto, intensificando nuove operazioni di Taiwan e degli Stati Uniti, sfruttando l’occasione per cercare l’indipendenza con provocazioni apertamente pericolose”. Le ultime operazioni aeree di Pechino sono arrivate mentre il vicepresidente eletto di Taiwan, William Lai, stava tornando da una visita a Washington, dove ha partecipato ad incontri di alto profilo, durante i quali ha parlato direttamente con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La Cina ha criticato tali fatti e ha affermato che Taiwan rimane la questione più delicata nelle sue relazioni con gli Stati Uniti. Da parte sua, la presidentessa di Taiwan, Tsai Ing-wen, il 10 febbraio, ha dichiarato che Pechino dovrebbe concentrarsi sul controllo della diffusione del coronavirus, piuttosto che perdere tempo a minacciare Taiwan. 

Anche il giorno precedente, il 9 febbraio, Taiwan ha denunciato la Cina per aver accerchiato l’isola. I jet da combattimento cinesi J-11 e i bombardieri H-6 sono volati sopra il Canale di Bashi, a Sud di Taiwan, e si sono poi diretti nel Pacifico prima di tornare alla base attraverso lo Stretto di Miyako, situato tra le isole giapponesi di Miyako e Okinawa, a Nord-Est di Taiwan. “Durante queste operazioni, l’esercito nazionale ha lanciato in volo i propri mezzi da ricognizione e ha preparato le forze di difesa aerea in conformità con le norme di prontezza al combattimento”, ha riferito il Ministero di Taipei, il 9 febbraio, che ha anche fornito una foto di un jet F-16 di Taiwan vicino ad uno dei bombardieri cinesi H-6. “Le missioni a lungo raggio in mare aperto della Cina comunista hanno un impatto sulla sicurezza e la stabilità regionali e mettono in pericolo la pace e il benessere condivisi da tutte le parti”, ha denunciato il Ministero, in una dichiarazione del 9 febbraio.

Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto, di un governo indipendente che si auto-definisce Repubblica di Cina (ROC), in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si definisce, invece, unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina”. Le relazioni tra Taipei e Pechino sono ulteriormente peggiorate nelle ultime settimane, a seguito dello scoppio del nuovo coronavirus in Cina. Taiwan ha accusato Pechino di impedire all’isola di accedere alle informazioni complete fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Taiwan non è membro dell’OMS a causa delle obiezioni della Cina, secondo cui l’isola è semplicemente una provincia cinese i cui interessi sono adeguatamente rappresentati da Pechino. Tuttavia, in una piccola vittoria diplomatica per Taiwan, l’OMS ha affermato che gli esperti dell’isola parteciperanno a incontri online con altri medici, per discutere del virus. Taiwan ha dichiarato, il 9 febbraio, che si tratta di un “buon inizio”. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.