Il futuro dell’Italia tra Orban e Erdogan

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 6:01 in Il commento Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

L’economia italiana non gode di buona salute, dice l’Istat, mentre Fitch conferma il rating dell’Italia a livello BBB con prospettive negative. Molti sovranisti pensano che l’Italia venga penalizzata ingiustamente dalle agenzie di valutazione del debito, in cui vedono la sede di oscuri complotti. Ho un punto di vista opposto: l’Italia gode di un trattamento di favore perché è un alleato stretto degli Stati Uniti. Essendo l’arena internazionale dominata dalla legge del più forte, alcuni Paesi, come l’Iran, vengono svantaggiati; altri, come l’Italia, favoriti. Il potere mondiale è infatti suddiviso in quote. Gli Stati con le quote maggiori provocano le ingiustizie; quelli con le quote minori, le subiscono. La Libia, senza più quote, subisce il potere di tutti. Il problema dell’Italia è che la sua influenza internazionale si è ridotta sempre di più e questo rende necessario investire nelle alleanze. Il fatto che l’Italia sia trattata con riguardo dalle agenzie di valutazione del debito, grazie alla sua alleanza con la Casa Bianca, impone una riflessione sugli alleati preferiti da Salvini e Meloni, i quali potrebbero guidare l’Italia nel futuro. Entrambi esaltano Orban, che, ospite di Giorgia Meloni a Roma, ha accusato il governo Conte di essere lontano dagli italiani. Luigi Di Maio ha replicato con durezza e Nicola Zingaretti ha addirittura affermato che: “Orban è un nemico dell’Italia”. Non voglio entrare nella polemica, ma limitarmi a chiarire che l’Italia ha davanti a sé due strade, che corrispondono a due modi opposti di essere in politica internazionale. Il primo modo è rappresentato da Orban e il secondo da Erdogan. Tutti sappiamo che Salvini e Meloni esaltano il primo contro il secondo. Ma all’Italia conviene imitare l’Ungheria o la Turchia? Ragioniamo. Orban esalta la razza bianca, detesta i musulmani, ed è un nemico dell’immigrazione. Il modello ungherese, che è il modello dei muri, è sinonimo di chiusura, paura, debolezza e isolamento. Se ne comprende la ragione: l’Ungheria è uno Stato piccolo, povero, senza sbocco al mare, con un esercito debolissimo, che ha rischiato la bancarotta pochi anni fa. È comprensibile che abbia paura del mondo. È infatti legge di natura che il piccolo tema il grande. Il secondo modello è incarnato da Erdogan, impegnato a trasformare la Turchia nella più grande potenza del Mediterraneo. Erdogan è sinonimo di abbattimento dei muri – vorrebbe entrare nell’Unione Europea – e spirito di conquista. Erdogan tracima di energia vitale, a differenza di Orban, che è un uomo decadente. Il primo si apre, il secondo si chiude; il primo avanza, il secondo arretra; il primo sconfina, il secondo si confina. Orban ha respinto gli immigrati con la polizia, mentre Erdogan ha accolto tre milioni e mezzo di profughi siriani. Erdogan è uno dei capi di Stato che ha accumulato il maggior numero di successi negli ultimi dieci anni. Ne indichiamo dieci. Primo, ha impedito a Trump di creare uno Stato curdo tra Siria e Turchia. Secondo, ha imposto all’Unione Europea di versargli miliardi di euro per gestire la crisi migratoria causata dalla guerra siriana. Terzo, ha utilizzato i profughi siriani per assumere un ruolo di primo piano nelle trattative sul futuro della Siria. Quarto, si è incuneato nella crisi tra Arabia Saudita e Qatar, scoppiata nel giugno 2017, per costruire una base militare in territorio qatarino ed estendere l’influenza della Turchia anche nel Golfo Persico. Quinto, continua a guidare un Paese che registra uno dei tassi di crescita più alti del Mediterraneo. Sesto, ha avuto un ruolo fondamentale nella sconfitta dello Stato Islamico. Settimo, è uno dei principali sostenitori dei palestinesi contro l’occupazione israeliana, proponendosi come punto di riferimento di tutti i musulmani moderati. Ottavo, ha messo Trump sotto scacco assicurandogli che abbandonerà la Nato, se gli Stati Uniti colpiranno la Turchia con atti ostili. Nono, ha iniziato a rifornirsi di armi dalla Russia snobbando gli inviti di Trump ad acquistare quelle stesse strumentazioni dalle industrie americane. Ha mostrato così di essere realmente in grado di rompere l’alleanza in caso di necessità. In ultimo, ha stretto un’alleanza con il governo di Tripoli protendendo l’influenza della Turchia nel Mediterraneo centrale. L’Italia è un grande Paese. Ammirare il modello ungherese significa contrarsi e declinare; imitare il modello turco significa espandersi e sopravvivere.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Alessandro Orsini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.