Egitto: 10 terroristi uccisi nel Sinai del Nord

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 8:53 in Africa Egitto

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Il portavoce dell’esercito egiziano, Tamer al-Refai, ha riportato che 10 terroristi sono stati uccisi nella regione del Sinai del Nord, nel Nord dell’Egitto.

Ciò è accaduto dopo che, domenica 9 febbraio, le forze dell’esercito sono riuscite a respingere un attacco terroristico organizzato dai militanti jihadisti dell’area. Gli scontri tra i soldati egiziani ed i propri avversari terroristi hanno altresì causato la morte e il ferimento di 7 membri in totale dell’esercito, oltre alla distruzione di uno dei veicoli impiegati dai militanti. Secondo quanto affermato da al-Refai, l’esercito egiziano continua a lavorare assiduamente per contrastare i gruppi terroristici ancora attivi nella regione.

Parallelamente, fonti locali hanno riferito al quotidiano arabo al-Jazeera che l’attacco ha colpito una barriera di sicurezza nella zona di Sheikh Zuweid e ha ucciso otto soldati, tra cui due ufficiali. Le stesse fonti hanno anche indicato che le forze aeree egiziane hanno condotto raid, causando altresì l’interruzione dell’elettricità. 

Il Sinai del Nord vive da mesi in uno stato d’allerta. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio 2019 è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione. Inoltre, la Camera dei Deputati, ovvero il Parlamento monocamerale, il 14 gennaio scorso, ha ulteriormente esteso lo stato di emergenza a livello nazionale per tre mesi. In particolare, questo è entrato in vigore all’una di notte, ora locale, del 27 gennaio e durerà fino alla stessa ora del 27 aprile 2020. Si è trattato della dodicesima decisione consecutiva di tal tipo. La prima risale al 10 aprile 2017.

In precedenza, il 4 novembre 2019, l’esercito egiziano aveva riferito che le proprie forze erano riuscite ad uccidere 83 presunti militanti terroristi nel mese precedente, a seguito di operazioni condotte sia nel Sinai del Nord sia nelle aree centrali della regione. Ai militanti uccisi, definiti infedeli, si sono aggiunti altri morti e feriti tra le forze di sicurezza. Il periodo preso in considerazione va dal 28 settembre al 4 novembre 2019. In tale lasso di tempo, sono stati 61 i presunti criminali detenuti, trovati in possesso di circa 376 dispositivi esplosivi. Non è stato, però, specificato il gruppo di appartenenza di tali gruppi armati.

Il Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro, da anni, anche di operazioni militari. L’esercito egiziano ha lanciato una campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai, il 9 febbraio 2018, con l’obiettivo di intensificare i controlli nella regione e contrastare i ribelli islamisti e le altre attività criminali che compromettono la sicurezza e la stabilità del Paese.

Secondo dati ufficiali, sono 60 soldati egiziani uccisi da febbraio 2018. Inoltre, tra luglio 2013 e luglio 2018, l’Organizzazione Araba per i Diritti Umani ha documentato la morte di 4.010 civili nel Sinai, tra cui 3.709 persone che, a detta dell’esercito, sono decedute negli scontri con le forze di sicurezza. Per la restante parte, si è trattato di attacchi indiscriminati, su cui non è stata aperta alcuna indagine.

Tra le organizzazioni terroristiche più attive vi è Wilayat Sinai, che trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane. Il 2 novembre scorso, inoltre, tale organizzazione ha giurato fedeltà al nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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