Cipro: acquisto di armi dalla Francia nel clima di tensioni con la Turchia

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 11:05 in Cipro Francia

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Il Ministero della Difesa di Cipro ha annunciato l’acquisto di 240 milioni di euro di armi dalla Francia.

È quanto rivelato dal National Herald, il quale ha tuttavia aggiunto che il dicastero non ha potuto specificare il tipo di armi acquistate da Nicosia, essendo questa una informazione sensibile dato il contesto regionale.

Tuttavia, il settimanale francese La Tribune, ripreso dal National Herald, ha rivelato che Nicosia ha firmato contratti con l’azienda francese MBDA per la fornitura di missili Mistral, i quali sono terra-aria, ed Exocet, con funzione antinave.

Il National Herald sottolinea però che l’acquisto era già stato annunciato, a gennaio, dal quotidiano greco Kathimerini, il quale aveva evidenziato l’intenzione di Nicosia di modernizzare e rafforzare le proprie Forze Armate.

L’acquisto di missili da parte di Cipro, però, giunge in ogni caso in un clima di alte tensioni con la Turchia, la quale è accusata da Nicosia di essere uno “Stato pirata” che viola il diritto internazionale a seguito dei suoi rinnovati tentativi di ricerca di gas naturale all’interno di acque i cui diritti economici appartengono a Cipro.

Le trivellazioni condotte da Ankara a largo delle coste di Cipro sono state oggetto di numerose contestazioni da parte della comunità internazionale a partire dallo scorso 3 maggio, quando Ankara aveva inviato la nave Fatih a largo delle coste di Pafo, ad Ovest di Cipro. Il 2 giugno, inoltre, la Turchia aveva inviato una seconda nave da perforazione,  la Yavuz, all’interno di un’altra area al centro di una disputa territoriale tra Turchia e Cipro. Lo scorso 18 settembre, la Yavuz aveva abbandonato le acque a largo di Cipro per far rifornimento al porto turco di Tasucu, nella provincia di Mersin, nell’area meridionale della Turchia, ma era tornata attiva lo scorso 5 ottobre. Stando alle ultime rivelazioni, la Yavuz si trova attualmente all’interno del blocco 8, un’area situata a Sud di Cipro, le cui licenze di esplorazione erano già state affidate a compagnie petrolifere italiane e francesi.

La disputa sui diritti minerari nelle acque orientali del Mar Mediterraneo si colloca inoltre al centro della più ampia questione cipriota, ossia la controversia tra Cipro e Turchia sulla sovranità dell’isola. Nello specifico, Ankara non riconosce la sovranità di Nicosia, Paese membro dell’UE, e non essendo Cipro uno Stato sovrano, a detta della Turchia, questo non dispone dei diritti per condurre esplorazioni energetiche nelle acque a largo dell’isola. Tali acque risultano ricche di gas naturale, risorsa che Cipro già vende a Egitto e Israele, ma, secondo Ankara, i diritti di esplorazione energetica appartengono alla Repubblica turco-cipriota di Cipro Nord, la cui sovranità è riconosciuta soltanto da Ankara.

In tale contesto, la Turchia sostiene di agire in difesa dei cittadini turco-ciprioti, il cui governo è riconosciuto soltanto dalla Turchia, i quali, secondo Ankara, hanno diritto a usufruire dei giacimenti di gas al pari dei greco-ciprioti, ai quali, inoltre, è stata proposta la condivisione dei profitti. In risposta, il governo di Nicosia sostiene che gli interessi dei cittadini turco-ciprioti siano già tutelati da un fondo di investimenti creato lo scorso anno e che la tesi di Ankara secondo cui la Turchia stia tutelando gli interessi di tale etnia sia “cinica e ipocrita”, dal momento che il governo turco ritiene che circa il 44% delle acque che circondano l’isola sia di propria competenza.

Il quadro risulta inoltre ulteriormente compromesso dallo scorso 27 novembre, quando il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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