Bukele contro il parlamento: crisi costituzionale in El Salvador

Pubblicato il 10 febbraio 2020 alle 9:17 in America Latina America centrale e Caraibi

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Meno di un anno dopo aver assunto l’incarico di presidente di El Salvador, Nayib Bukele affronta la prima grande crisi politica del suo mandato. Il presidente ha affrontato il parlamento del piccolo paese centroamericano dopo che i deputati hanno rifiutato di approvare un prestito per 109 milioni di dollari chiave per finanziare la strategia di sicurezza in una delle nazioni più violente del mondo. La tensione è aumentata domenica 9 febbraio, quando Bukele ha sfidato i legislatori entrando, circondato da agenti di polizia e militari, nell’Assemblea legislativa, si è seduto sullo scranno del presidente del Parlamento e ha ordinato che la sessione avesse inizio. Dopo aver recitato una preghiera, ha lasciato la camera per salutare centinaia di suoi seguaci fuori dal parlamento. Il presidente ha fatto appello a una “insurrezione popolare”, mentre l’opposizione ha richiesto l’intervento dell’Organizzazione degli Stati americani (OEA) per fermare quello che hanno considerato un “colpo di stato”. Domenica sera la presidenza salvadoregna ha rilasciato una dichiarazione con dichiarazioni del presidente, in cui si fa appello alla calma prima “della richiesta di insurrezione”.

La crisi è iniziata venerdì, quando il presidente ha chiesto che l’Assemblea nazionale si riunisse domenica per approvare l’erogazione dei fondi ottenuti tramite un finanziamento della Banca centroamericana per l’integrazione economica (CABEI), al fine di equipaggiare la polizia e l’esercito nell’ambito del piano di Bukele per affrontare la violenza. Tra le attrezzature da acquistare ci sono elicotteri e una nave del valore di 26 milioni di dollari. “Se i deputati non parteciperanno, useremo i nostri poteri costituzionali per far rispettare la Costituzione” – aveva scritto il presidente sul suo account Twitter, il social network da cui annuncia le sue decisioni e si confronta con i suoi detrattori in modo informale.

Alla sessione hanno partecipato solo 28 degli 84 deputati. Bukele ha fatto appello all’articolo 167 della Costituzione, ma i deputati si sono opposti, sostenendo che il ricorso alla disposizione costituzionale che prevede la convocazione di sessioni straordinarie del legislatore in caso di emergenze nazionali fosse immotivato. “È chiaro che questa presidenza ha compiuto gli sforzi necessari per risolvere la crisi che è stata generata e a tal fine è stata convocata questa sessione plenaria, che non è stato possibile tenere perché non esisteva il quorum richiesto” – ha affermato il presidente del Congresso, Mario Ponce. Allora il presidente ha incitato a un’insurrezione popolare, facendo appello alla legge costituzionale e chiedendo lealtà all’esercito, che lo sostiene. René Merino, ministro della Difesa, sabato ha convocato i militari per “obbedire al presidente della Repubblica e al comandante generale delle forze armate in tutte le occasioni e dinanzi a tutti i rischi, anche a spese della nostra vita”.

Bukele ha ordinato ai suoi sostenitori di trasferirsi nella sede dell’Assemblea legislativa, accompagnato da un ampio dispiegamento di militari e poliziotti, nel tentativo di fare pressione sui deputati affinché approvassero i fondi. Il presidente governa con un’Assemblea controllata dall’Alleanza repubblicana nazionalista(ARENA) di destra e dal Fronte di liberazione nazionale Farabundo Martí (FLNM), nato dalla vecchia guerriglia salvadoregna.

La tensione rimane alta fuori dal parlamento con numerosi manifestanti, esercito e polizia. La decisione di Bukele di invocare il “diritto all’insurrezione” è stata criticata domenica dalle organizzazioni locali per i diritti umani e dalle organizzazioni internazionali.

I fondi per la sicurezza sono di grande importanza in un paese che, con 108 omicidi ogni 10.000 persone, è in testa alle classifiche mondiali per tasso di violenza.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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