Taiwan denuncia l’accerchiamento militare da parte della Cina

Pubblicato il 9 febbraio 2020 alle 14:02 in Cina Taiwan

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Il Ministero della Difesa di Taiwan ha denunciato la Cina per aver accerchiato l’isola con i suoi jet, il 9 febbraio. Intanto, Taipei ottiene una piccola vittoria diplomatica nella lotta contro il coronavirus. 

I jet da combattimento cinesi J-11 e i bombardieri H-6 sono volati sopra il Canale di Bashi, a Sud di Taiwan, e si sono poi diretti nel Pacifico prima di tornare alla base attraverso lo Stretto di Miyako, situato tra le isole giapponesi di Miyako e Okinawa, a Nord-Est di Taiwan. “Durante queste opereazioni, l’esercito nazionale ha lanciato in volo i propri mezzi da ricognizione e ha preparato le forze di difesa aerea in conformità con le norme di prontezza al combattimento”, ha riferito il Ministero di Taipei, che ha anche fornito una foto di un jet F-16 di Taiwan vicino ad uno dei bombardieri cinesi H-6. “Le missioni a lungo raggio in mare aperto della Cina comunista hanno un impatto sulla sicurezza e la stabilità regionali e mettono in pericolo la pace e il benessere condivisi da tutte le parti”, ha denunciato il Ministero, in una dichiarazione del 9 febbraio.

Non ci sono stati commenti da parte del Ministero della Difesa cinese riguardo di tali esercitazioni, che in passato erano state definite operazioni di routine. Taiwan viene considerata dalla Cina una provincia con parziale autonomia, ma l’isola gode, di fatto, di un governo indipendente che si auto-definisce Repubblica di Cina (ROC), in continuità con la prima repubblica fondata sul continente cinese nel 1911 dal Partito Nazionalista Cinese (Guomindang), giunto a Taipei alla fine della guerra civile cinese nel 1949. Nello stesso anno, a Pechino veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese che si definisce, invece, unico governo legittimo di tutto il popolo cinese e chiede a tutti i Paesi con cui istituisce rapporti diplomatici di accettare il principio “una Sola Cina”.  

Le relazioni tra Taipei e Pechino sono ulteriormente peggiorate nelle ultime settimane, a seguito dello scoppio del nuovo coronavirus in Cina. In tale contesto, Taiwan ha accusato Pechino di impedire all’isola di accedere alle informazioni complete fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), impedendogli di partecipare alle sue riunioni, in un momento di tale emergenza. Taiwan non è membro dell’OMS a causa delle obiezioni della Cina, secondo cui l’isola è semplicemente una provincia cinese i cui interessi sono adeguatamente rappresentati da Pechino. Tuttavia, in una piccola vittoria diplomatica per Taiwan, l’OMS ha affermato che gli esperti dell’isola parteciperanno a incontri online con altri medici, per discutere del virus. Il Ministero degli Esteri di Taiwan ha dichiarato, il 9 febbraio, che si tratta di un “buon inizio” e che si impegnerà a prendere parte a più eventi dell’OMS.

Tale questione si è trasformata in un problema anche nei rapporti tra Cina e Stati Uniti, con l’ambasciatore USA presso le Nazioni Unite che, durante un incontro a Ginevra, ha chiesto all’OMS di trattare direttamente con il governo di Taiwan, suscitando un forte rimprovero da parte della Cina. L’ambasciatore degli Stati Uniti a Taiwan, Brent Christensen, il 17 gennaio, durante un forum a Taipei, ha affermato che gli Stati Uniti, nel 2020, cercheranno di promuovere ulteriormente la questione di Taiwan nel mondo, cosa che l’isola ha numerose difficoltà a fare autonomamente a causa del blocco della sua partecipazione nella maggior parte delle organizzazioni internazionali. “Gli Stati Uniti e Taiwan sono membri della stessa famiglia di democrazie”, aveva aggiunto l’ambasciatore.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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