Siria: l’esercito di Assad continua ad avanzare

Pubblicato il 9 febbraio 2020 alle 12:41 in Medio Oriente Siria

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Le forze armate del governo siriano di Bashar Al-Assad, il 9 febbraio, hanno annunciato di avere riconquistato più di 600 chilometri quadrati di territorio nella campagna militare volta a riprendere il controllo di Idlib. 

La dichiarazione dell’esercito di Damasco afferma che il governo ha conquistato decine di città e villaggi nella provincia di Idlib. Proprio il giorno precedente, l’8 febbraio, la città strategica di Saraqeb è stata sgomberata dagli ultimi ribelli ed è ora controllata dalle forze di Assad. “Le unità dell’esercito ora hanno il pieno controllo della città”, ha riferito la televisione di stato siriana, l’8 febbraio, mostrando le riprese delle strade di Saraqeb distrutte da settimane di bombardamenti. Secondo il servizio, le truppe siriane stavano ripulendo l’area dalle mine anti-uomo e dagli esplosivi lasciati dai ribelli e dai jihadisti che controllavano la zona. 

Saraqeb è la seconda città chiave riconquistata dalle forze governative nelle ultime 2 settimane, dopo che i ribelli sono stati cacciati da Maaret al Numn. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha confermato che l’esercito di Assad ha preso possesso di un tratto di una strada principale nella regione di Idlib. “Le forze del regime hanno sequestrato l’intera sezione dell’autostrada Damasco-Aleppo che attraversa la provincia di Idlib”, ha affermato il capo dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman. I media statali non hanno menzionato il controllo sull’arteria di comunicazione. L’autostrada M5 è stata a lungo nel mirino del regime di Damasco, poiché utilizzarla avrebbe permesso nuovamente i trasporti e il commercio dalla capitale alla seconda principale città del Paese, nonchè ex hub industriale, Aleppo.

L’avanzata di Assad verso Idlib sta preoccupando la comunità internazionale. Il 6 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto un incontro straordinario, in cui è stata evidenziata la necessità impellente di porre fine ai combattimenti e agli attacchi sia terrestri sia aerei a Idlib, i quali continuano a causare un gran numero di vittime civili ed enormi quantità di sfollati. In particolare, l’inviato speciale dell’Onu, Geir Otto Pedersen, ha affermato che non può esservi una “soluzione magica” al conflitto da parte dell’Onu, ma che tutte le parti coinvolte devono porre una tregua nella regione. È stato altresì evidenziato come Idlib rappresenti un paradiso, ovvero un rifugio, per milioni di siriani e, pertanto, un approccio militare aggrava ulteriormente la situazione.

Il coordinatore per gli affari umanitari delle Nazioni Unite, Mark Lowcock, ha dichiarato che il Nord della Siria ha assistito, ad una escalation insostenibile. Le aree verso cui i civili fuggono sono sovraffollate e incapaci di accogliere ancora più rifugiati. Non da ultimo, le infrastrutture civili continuano ad essere distrutte dagli attacchi. Tra queste, nell’ultimo periodo, 53 strutture mediche hanno smesso di funzionare a Idlib, mentre altri 3 centri medici sono stati completamente distrutti nella periferia. Ciò aumenta il rischio di diffusione di malattie, tra cui anche il coronavirus. Pertanto, a detta di Lowcock, diventa più che mai necessario un dialogo efficace tra tutte le parti coinvolte, con il fine di trovare una soluzione sostenibile ai sensi della risoluzione 2254.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. I ribelli, dissidenti del regime, sono sostenuti dalla Turchia. Il 9 gennaio, Russia e Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man già tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nelle settimane successive.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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