Manifestazione pro-governo a Mumbai minaccia l’opposizione popolare

Pubblicato il 9 febbraio 2020 alle 19:45 in Asia India

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Il 9 febbraio, è stata organizzata una manifestazione a Mumbai, per sostenere la legge sulla cittadinanza contro le proteste popolari che la criticano. “Risponderemo con le pietre alle pietre”, ha dichiarato il leader. 

La manifestazione è stata organizzata dal Maharashtra Navnirman Sena (MNS), un partito regionale dello Stato occidentale indiano di Maharashtra, nel quale si trova Mumbai. Si tratta della prima grande manifestazione a sostegno della legge sulla cittadinanza, che non sia stata organizzata dal partito che l’ha proposta, i nazionalisti indù del Bharatiya Janata Party (BJP) del premier indiano, Narendra Modi. Raj Thackeray, capo dell’MNS, ha dichiarato che la manifestazione è stata pensata per contrastare le proteste che criticano la misura, aggiungendo: “Se sbagliate ancora, le pietre risponderanno alle pietre e una spada a una spada”. Thackeray ha incolpato gli infiltrati dei Paesi vicini di avere organizzato attacchi terroristici e per supportare la criminalità in India. Tali parole vanno ad aumentare le tensioni etniche in India. 

Il Parlamento di Nuova Delhi ha approvato, l’11 dicembre 2019, il cosiddetto “Citizenship Amendment Bill” (CAB), una controversa legge che garantisce la cittadinanza agli immigrati irregolari di numerose minoranze, escludendo solo i musulmani. Tale ondata di regolarizzazioni rischia di alterare fortemente gli equilibri del Paese, sopratutto nel Nord, maggiormente interessato dalle migrazioni. Il CAB garantisce la cittadinanza alle “minoranze perseguitate” di Pakistan, Bangladesh e Afghanistan. Gli individui che fanno richiesta, tuttavia, devono vivere in India almeno dal 31 dicembre 2014. Una serie di proteste sono scoppiate nella capitale contro questa normativa e si sono diffuse in tutta l’India, con episodi di violenza e repressione armata delle piazze. 

In tale contesto, è importante sottolineare che la legge ha fortemente alzato la tensione tra le etnie del subcontinente indiano, con numerosi episodi di violenza. Per esempio, il 27 gennaio era stato reso pubblico un video del ministro delle Finanze indiano, Anurag Thakur, che chiedeva ad una folla, riunita per un comizio politico, di cantare un coro contro i manifestanti. Il coro recitava: “Spara ai traditori del Paese”. Il video è stato girato mentre Thakur stava partecipando ad un raduno, in vista delle elezioni dell’8 febbraio, a sostegno di un candidato locale del BJP. Appena 3 giorni dopo, il 30 gennaio, un ragazzo di 17 anni ha sparato contro i manifestanti che stavano protestando nei pressi dell’università Jamia Millia Islamia, a Nuova Delhi, ferendo 1 studente. L’aggressore ha fatto una diretta su Facebook prima di compiere il gesto. Testimoni oculari hanno riferito che l’aggressore ha urlato “Yeh lo azaadi”, che si traduce con “Ecco la vostra libertà” contro i manifestanti, prima di aprire il fuoco contro di loro e venire arrestato.

Similmente, il 2 febbraio, un uomo ha aperto il fuoco contro un altra protesta. Anche in questo caso, l’aggressore ha gridato “Jai Shri Ram”, Ave Dio Ram, in riferimento ad una divinità indù, mentre sparava i colpi di pistola sulla folla. I manifestanti si erano radunati per una protesta pacifica contro la legge sulla cittadinanza. I video girati durante l’arresto dell’aggressore, identificato dalla polizia come Kapil Gujjar, mostrano l’uomo che urla: “Solo gli indù vinceranno in questo Paese. Questo Paese è nostro”. 

 

 

di Redazione

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