Afghanistan: 2 soldati USA uccisi a Nangarhar

Pubblicato il 9 febbraio 2020 alle 9:13 in Afghanistan Asia

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Due soldati statunitensi sono stati uccisi e altri 6 sono rimasti feriti quando un aggressore, che indossava un’uniforme dell’esercito afgano, ha aperto il fuoco contro di loro con una mitragliatrice. 

L’incidente, che ha avuto luogo nella provincia di Nangarhar l’8 febbraio, è avvenuto dopo che una forza combinata di Stati Uniti e Afghanistan aveva completato un’operazione in una base militare, nel distretto di Sherzad, secondo quanto ha dichiarato il colonnello Sonny Leggett, portavoce delle forze statunitensi in Afghanistan. “I rapporti attuali indicano che un individuo in uniforme afgana ha aperto il fuoco sulla forza combinata degli Stati Uniti e esercito locale con una mitragliatrice”, ha affermato Leggett, aggiungendo che il motivo dell’attacco non è ancora noto. 

In un tweet, il 7° gruppo delle forze speciali dell’esercito degli Stati Uniti ha riferito che “diversi” dei suoi soldati erano stati uccisi o feriti durante operazioni di combattimento in Afghanistan. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dell’incidente. Il governatore provinciale Shah Mahmood Meyakhil ha dichiarato, in un messaggio audio ai giornalisti, che sono stati feriti anche tre soldati afghani. Tuttavia, non era ancora chiaro se l’incidente fosse un atto deliberato di un “infiltrato” o un incidente. “Stiamo investigando”, ha affermato Meyakhil. Circa 13.000 truppe statunitensi sono di stanza in Afghanistan come parte della missione NATO guidata dagli Stati Uniti per addestrare, assistere e consigliare le forze afghane e svolgere operazioni antiterrorismo. Non sono ancora note le identità dei soldati deceduti. 

Tale notizia riporta i riflettori sulla missione più lunga degli Stati Uniti all’estero, una guerra che vede la partecipazione dell’esercito degli USA da ben 19 anni. A seguito della fine dell’invasione dell’Unione Sovietica in Afghanistan, dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, nel 1996. Tuttavia, il territorio montuoso afghano era diventato un paradiso per la crescita e l’organizzazione del terrorismo islamico. Dopo essere stati decimati da un’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e da uno della NATO, nell’agosto 2003, i talebani hanno mantenuto alcune roccaforti, dalle quali tentano di riprendere il controllo del governo centrale. Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha era iniziato il 7 dicembre 2019 e mirava a negoziare un ritiro delle forze armate USA, in cambio della fine degli assalti e di una serie di assicurazioni da parte dei militanti islamisti. Nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno.

Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre 2019 contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. L’esplosione era avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam, nel distretto di Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono stati feriti nell’assalto. Inoltre, la sera del 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato che un soldato delle forze speciali statunitensi era stato ucciso in Afghanistan. Si trattava del sergente Michael J. Goble, 33 anni, di Washington Township, New Jersey. Tuttavia, a partire dal 20 gennaio 2020, è iniziato un altro round di colloqui tra il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno descritto come ulteriori richieste statunitensi nei colloqui di pace, anche dopo che il gruppo aveva offerto una “riduzione della violenza”. Non hanno, tuttavia, specificato quali fossero le nuove richieste di Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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