Turchia invia 150 veicoli militari in Siria

Pubblicato il 8 febbraio 2020 alle 9:12 in Siria Turchia

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La Turchia ha inviato quasi 150 veicoli militari in Siria, per rafforzare le proprie 12 postazioni di osservazione di Idlib, a seguito dell’attacco di Bashar Al-Assad del 3 febbraio, che ha causato la morte di 7 soldati turchi. 

L’arrivo del convoglio turco, il 7 febbraio, accade a seguito un aumento dei combattimenti nella provincia nord-occidentale siriana di Idlib, l’ultima area controllata dai ribelli. I rinforzi arrivano anche alla vigilia dell’arrivo in Turchia di funzionari russi, per discutere della situazione in Siria. La Russia supporta il governo di Assad nell’offensiva contro i ribelli, ma mantiene un buon rapporto con Ankara e cerca di mediare tra le due parti. Secondo la Turchia, 9 dei suoi avamposti, che erano stati istituiti nell’ambito di un accordo con Mosca, sono stati circondati dall’esercito siriano. Un giornalista di Al-Jazeera, Sinem Koseoglu, che riferisce da Bab Al Hawa, una zona della Siria vicina al confine turco, ha riferito che Ankara appare determinata a mantenere le posizioni. “La Turchia ha dichiarato che continuerà a rafforzare le postazioni militari”, ha affermato. “Per ora, sono al sicuro, ma solo un paio di giorni fa di notte il governo siriano ha colpito un convoglio turco. La sicurezza delle postazioni militari turchi è discutibile”, ha aggiunto. 

Sempre il 7 febbraio, parlando ad una conferenza stampa ad Ankara, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha ribadito che la Turchia farà tutto il necessario per fermare una tragedia umanitaria a Idlib. “Una delegazione dalla Russia arriverà in Turchia. Terremo colloqui. Il nostro obiettivo è fermare l’aggressione del regime siriano e far avanzare il processo politico”, ha affermato il ministro. Il 6 febbraio, le forze siriane, supportate dall’aeronautica russa, hanno riconquistato la città strategica di Saraqib, dopo feroci scontri con i combattenti dell’opposizione. Assad ha più volte dichiarato di voler riportare l’intero territorio siriano sotto il suo controllo e la Turchia, in tale contesto, rischia un confronto aperto con le forze armate di Damasco, se decidesse di continuare a controllare le postazioni ad Idlib. 

La guerra civile in Siria ha avuto inizio il 15 marzo 2011  continua con conseguenze catastrofiche. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia. La Turchia ha sostenuto  i ribelli nel conflitto civile siriano, il cui obiettivo principale è la caduta del regime di Assad. Ankara ha ripetutamente chiesto al presidente di Damasco di dimettersi e si è poi unita all’Iran e alla Russia, nel tentativo di trovare una soluzione politica al conflitto. 

L’assalto contro il personale turco è arrivato dopo che, l’1 febbraio, i ribelli siriani, sostenuti dalla Turchia, avevano attaccato il Nord-Est di Aleppo, controllato dal governo di Assad, riaprendo un nuovo fronte nella guerra civile siriana. In particolare, tale offensiva ha avuto luogo nei pressi della città di al-Bab, controllata sin dal 2017 dalla Turchia e dai suoi alleati dell’opposizione anti-Assad. Il 9 gennaio Ankara e Mosca hanno annunciato un cessate il fuoco nel governatorato di Idlib, che sarebbe entrato in vigore a partire dalla mezzanotte del 12 gennaio. Erdogan, tuttavia, ha quasi immediatamente denunciato le violazioni di tale accordo, data l’avanzata delle forze armate di Assad nella regione. Anche il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha condannato gli attacchi del governo siriano contro la provincia di Idlib e ha dichiarato il sostegno di Washington alla Turchia, a seguito dell’offensiva del 3 febbraio contro le forze di Ankara in Siria. “Gli Stati Uniti condannano ancora una volta i continui, ingiustificabili e spietati assalti al popolo di Idlib”, ha dichiarato Pompeo, secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa Reuters, il 4 febbraio.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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