I progressi della Commissione Militare Libica a Ginevra

Pubblicato il 8 febbraio 2020 alle 19:02 in Africa Libia

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L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, in una conferenza stampa a Ginevra, ha riferito i progressi della Commissione Militare libica 5 + 5, aggiungendo che molto rimane da negoziare. 

Salamé ha riferito di essere soddisfatto dei risultati raggiunti in 3 giorni di trattative, dal 4 al 6 febbraio, affermando la necessità di ulteriori progressi. La commissione militare libica 5 + 5 è formata da 5 ufficiali militari del governo di Tripoli e da altri 5 del governo rivale di Tobruk. Per il momento, le parti torneranno in Libia per discutere con i propri superiori delle questioni discusse a Ginevra. L’inviato delle Nazioni Unite ha poi aggiunto che entrambe le fazioni credono nell’importanza di trasformare la tregua in un cessate il fuoco permanente, che è l’obiettivo dell’UNSMIL, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia. 

Tuttavia, anche a Ginevra, le possibilità di dialogo sono state minime. “Gli incontri tra le due parti non sono stati faccia a faccia. Abbiamo cercato di raggiungere un accordo su un cessate il fuoco permanente e molti punti sono stati approvati dalle due fazioni, ma questo richiede ancora ulteriori impegni”, ha affermato Salamé. Secondo l’inviato ONU, i colloqui di Ginevra mirano a raggiungere la fine degli scontri e a consentire agli sfollati interni di tornare alle loro case. Successivamente si tenterà di stabilire limiti riguardanti le armi pesanti e le attività dei gruppi armati.  I colloqui sono iniziati con difficoltà, poichè entrambe le parti rimangono molto distanti tra loro. Eppure, su molti punti, sembra che ci sia possibilità di accordo, secondo Salamé.

Ulteriori colloqui, incentrati su temi economici, inizieranno il 9 febbraio al Cairo, mentre gli incontri in cui si discuteranno le questioni politiche saranno avviati il 26 febbraio a Ginevra. “Speriamo che tutte le personalità invitate partecipino attivamente a questo dialogo. I colloqui economici discuteranno delle conseguenze del blocco del petrolio e delle esigenze di distribuzione delle entrate”, ha aggiunto Salamé, dichiarando che l’UNSMIL sta lavorando al fine di riavviare la produzione di greggio. Tuttavia, l’inviato ha specificato che questo non era un tema affrontato nelle riunioni della commissione militare 5 + 5 di Ginevra. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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