La Turchia chiede all’UE di essere trattata allo stesso modo dei Balcani Occidentali

Pubblicato il 8 febbraio 2020 alle 7:18 in Europa Turchia

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Il governo di Ankara ha chiesto all’Unione Europea di rimuovere la “divisione artificiale” tra Balcani Occidentali e Turchia quando si parla delle politiche di allargamento del blocco europeo. In una lettera, inviata dal ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, all’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, il governo turco critica altresì il trattamento di Bruxelles nei confronti di Ankara. In particolare, viene presentata la visione della Turchia sull’introduzione di una nuova metodologia adottata dall’UE nella procedura dei negoziati di adesione. La proposta di modifica delle modalità di ingresso nel blocco, avanzata dalla Commissione europea il 6 gennaio, riguarda i Paesi dei Balcani Occidentali, in particolare Albania, Bosnia-Herzegovina, Kosovo e Macedonia del Nord. Cavusoglu ha specificato che l’ingresso di questi Stati non dovrebbe essere trattato diversamente da quello della Turchia. “Tutti i Paesi dovrebbero essere trattati su un piano di parità. Speriamo di vedere alcuni passi positivi in questa direzione per porre fine alla divisione artificiale nella politica di allargamento tra “Balcani occidentali” e Turchia”, ha scritto Cavusoglu nella lettera, aggiungendo: “A parte il fatto che la Turchia è un paese dei Balcani in virtù della sua storia, cultura e geografia, ogni Paese candidato dovrebbe essere giudicato in base ai propri meriti e in pari circostanze”.

La Turchia ha fatto domanda per partecipare alla Comunità economica europea nel 1987 e ha iniziato i colloqui per l’ingresso nell’UE nel 2005. Negli ultimi anni, questi negoziati hanno subito uno stallo dal momento che l’Unione è critica nei confronti di alcuni dati sul rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto in Turchia. Il blocco europeo critica la repressione del dissenso attuata nel Paese dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan nonché molte sue scelte in ambito di politica estera.

Attualmente, 14 dei 33 capitoli di negoziazione che Ankara deve chiudere per diventare membro sono bloccati. Al contrario, sia la Serbia che il Montenegro hanno proceduto nei loro colloqui sull’ingresso nel blocco ben oltre la Turchia, nonostante abbiano avviato i negoziati con Bruxelles nell’ultimo decennio. Cavusoglu ha affermato che “nonostante i dibattiti populisti, la Turchia è un valido candidato a ottenere l’ingresso nell’UE, come indicato nel documento di partenariato per l’adesione”. Il ministro ha poi specificato che “oggi il popolo turco crede ancora in maniera schiacciante nel progetto europeo, ma una grande maggioranza non si fida più dell’UE a causa dei doppi standard e della politica di discriminazione nei confronti della Turchia”.

I punti principali della proposta dell’UE sulla revisione del processo di allargamento sono quattro: credibilità, guida politica; dinamicità; prevedibilità. Per quanto riguarda il primo, Bruxelles propone di porre un accento maggiore sulle riforme fondamentali, ad esempio sullo stato di diritto. Passando al secondo punto, la proposta è di incrementare le occasioni di dialogo tra i vertici politici. In materia di dinamicità, la Commissione propone di raggruppare i capitoli dei negoziati di adesione in 6 aree, negoziabili contemporaneamente, ovvero le basi fondamentali; il mercato interno; la competitività e la crescita inclusiva; l’agenda ambientale e la connettività sostenibile; le risorse; l’agricoltura e la coesione; le relazioni esterne. Infine, affinché il processo sia più predittivo, la Commissione ha proposto di esprimere con maggiore chiarezza le conseguenze del raggiungimento e del mancato raggiungimento degli obiettivi delle riforme.

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Chiara Gentili

di Redazione

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