Grecia: violenze e tensioni nel centro per rifugiati di Lesbo, UNHCR chiede azione decisiva

Pubblicato il 8 febbraio 2020 alle 6:43 in Grecia Immigrazione

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Continuano a protestare i rifugiati del campo di Moria, sull’isola greca di Lesbo, dopo che la polizia ha cercato di sopprimere violentemente le agitazioni. Secondo gli operatori umanitari, sono circa 2.000 i rifugiati, principalmente di origine afgana, iraniana e siriana, che manifestano da almeno una settimana contro i ritardi nelle procedure di asilo, le degradanti condizioni sanitarie nel campo e l’estremo sovraffollamento. I migranti in marcia fuori dal centro, incluse donne e bambini, hanno intonato cori al grido di “Libertà!” e hanno cercato di superare le linee della polizia antisommossa venendo però colpiti con bastoni, gas lacrimogeni e granate stordenti. Secondo alcuni testimoni presenti sul luogo, “anche i neonati e bambini sono stati centrati dai gas lacrimogeni”.

Dopo giornate di scontri e di violenze da parte della polizia, circa 40 rifugiati sono stati presi in custodia, ma le tensioni rimangono alte. Una serie di attacchi razzisti contro i rifugiati sono stati segnalati da parte di un gruppo di radicali di sinistra, che hanno risposto organizzando pattuglie notturne di antifascisti per frenare ulteriori attacchi. Le condizioni di criticità in cui versano i migranti sull’isola di Lesbo sono state quindi aggravate dalle recenti agitazioni tra polizia e manifestanti e tra gruppi neonazisti e di sinistra.

Il campo di Moria, che dovrebbe ospitare un massimo di 3.000 rifugiati, ne accoglie in realtà circa 20.000, il 75% dei quali di nazionalità afgana. Esposto al freddo gelido e con scorte limitate, il campo sta diventando un pericoloso focolaio di agitazioni. Sono state riportate, dalla popolazione del centro, anche numerose aggressioni sessuali e il team di Medici senza Frontiere ha denunciato un forte aumento degli abusi e delle violenze su bambini, donne e ragazzi. Le condizioni continuano a peggiorare di giorno in giorno mentre i rifugiati diventano sempre più disperati. “A volte, soprattutto la sera e la notte, ci sono rapine a mano armata nelle vicinanze di Moria”, afferma un rifugiato afgano di 31 anni, residente nel campo e volontario con una delle tante ONG che lavorano sull’isola. “Alcuni dei rifugiati si sono armati di coltelli e hanno minacciato o addirittura pugnalato i rifugiati e hanno preso i loro soldi, i telefoni cellulari e altri oggetti di valore. C’è anche un intenso spaccio di droga o uso di cocaina qui”, ha aggiunto.

Anche l’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati, ha denunciato la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione ha invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma. Più di 36.000 richiedenti asilo si trovano ora nei centri di accoglienza delle varie isole. A Samos, 6.782 persone alloggiano in un centro progettato per contenerne 660, mentre altri si trovano in rifugi improvvisati disposti sui pendii circostanti. Anche i centri di accoglienza di Chios, Kos e Leros sono sovraffollati. La maggior parte dei richiedenti asilo e dei migranti sono famiglie. Un terzo della popolazione è costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni.

Il 2 febbraio, il governo greco ha proposto di installare “barriere galleggianti” per impedire ai rifugiati di raggiungere le coste greche. Si tratterebbe di un deterrente, da molti ritenuto disumano e costoso, nonché capace di mettere a repentaglio la vita di tutti i rifugiati in arrivo dall’Afghanistan attraverso l’Iran, la Turchia e il Mar Egeo fino alle isole greche.

Nel 2016, nell’ambito dell’UE- Afghanistan “Joint Way Forward”, Bruxelles ha firmato un accordo con Kabul per favorire il rimpatrio di un gran numero di richiedenti asilo afgani. Tale mossa è stata giudicata da Amnesty International e da altre organizzazioni umanitarie come illegale e contraria al diritto internazionale. Questo perché l’Europa avrebbe cercato, a detta della ONG, di chiudere gli occhi davanti all’evidente pericolo cui sarebbero stati esposti i richiedenti asilo afgani. L’accordo ha previsto altresì un declassamento degli afgani da “rifugiati” a “migranti”, un piccolo dettaglio che consentirebbe all’UE, ha rimproverato Amnesty International, di eludere le leggi internazionali relative ai diritti dei rifugiati.

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Chiara Gentili

di Redazione

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