Venezuela: Banca centrale riconosce inflazione del 9.585%

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 6:30 in America Latina Venezuela

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L’inflazione in Venezuela continua a crescere. Nel 2019 ha raggiunto il 9.585%, come riportato giovedì dalla Banca centrale del Venezuela. Il prezzo del cibo si è moltiplicato per 80 l’anno scorso e quello dei beni sanitari, per 180. Il costo della vita quotidiana è la principale preoccupazione di molti venezuelani, supermercati, farmacie e studi medici sono diventati inaccessibili a intere fasce della popolazione: i prodotti sono disponibili sugli scaffali dei negozi, i servizi sono forniti più o meno regolarmente, ma solo una piccola parte della popolazione può permetterseli.

Le nuove cifre ufficiali sull’inflazione rappresentano un sistema fuori controllo, ancor di più in un’economia in profonda crisi come quella del Venezuela. Tuttavia, rivelano un rallentamento rispetto all’indice dei prezzi al consumo 2018, che si è attestato al 130.060%, secondo gli stessi dati ufficiali. Eppure, i dati sono inferiori alle stime di organizzazioni internazionali come il Fondo monetario internazionale (FMI), che ha recentemente confermato come il Paese sudamericano abbia perso i due terzi del PIL in sei anni di crisi, e che riferisce di un’inflazione superiore a 1.000.000% nell’ultimo anno. Anche con i dati ufficiali, tuttavia, Caracas è in testa a tutte le classifiche mondiali dell’inflazione.

La divulgazione delle cifre ufficiali è stata fatta attraverso il sito web della Banca del Venezuela, senza ulteriori spiegazioni da parte del governo. I dati non sono stati nemmeno menzionati nel recente discorso di Maduro davanti all’Assemblea costituente nazionale, in cui ha affrontato il tema della perdurante crisi economica. Per alcuni economisti, la diffusione delle cifre fa parte della politica di liberalizzazione economica che Maduro ha iniziato ad applicare l’anno scorso, come ultimo passo per affrontare la deriva in cui il paese è precipitato dopo 15 anni di controllo statale.

Le cifre, tuttavia, non mostrano che l’apertura corrisponda a un vero cambio di linea politica. Il governo di Maduro ha cercato di affrontare l’iperinflazione attraverso la riduzione della spesa pubblica e la riduzione totale del credito. In Venezuela, la carta di credito è un oggetto in disuso, poiché nessuna banca può offrire finanziamenti per le restrizioni imposte dalla Banca centrale del Venezuela alla riserva. La dollarizzazione informale ha favorito la riduzione dell’aumento dei prezzi rispetto al 2018. “Le persone non hanno lo stesso potere d’acquisto, quindi le aziende abbassano i prezzi o non le aumentano in modo così aggressivo perché incontrano un consumatore con meno soldi da spendere” – spiega l’economista Luis Bárcenas, della ditta Ecoanalítica.

Il paese continua a non superare l’iperinflazione. Nel 2020 potrebbe rimanere al primo posto tra i paesi con la più alta inflazione al mondo e tra quelli con la maggior riduzione del PIL. Si prevede che quest’anno le prestazioni dell’economia venezuelana continueranno ad essere negative, con il PIL che potrebbe ridursi di un ulteriore 10%, secondo l’ultima stima del FMI, pubblicata all’inizio di febbraio.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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