Tensioni in Kashmir: detenzione senza processo per due leader politici

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 16:40 in Asia India

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Due politici della regione del Kashmir amministrata dall’India sono in stato di detenzione, senza processo, per un massimo di 2 anni, sulla base del Public Safety Act (PSA) indiano.

Le autorità di Nuova Delhi, il 7 febbraio, hanno accusato Omar Abdullah e Mehbooba Mufti ai sensi del PSA, una legge che consente la detenzione senza processo, per salvaguardare la sicurezza pubblica. I due rappresentanti erano stati entrambi premier dello Stato federale di Jammu e Kashmir. Mehbooba Mufti era stata in carica dal 4 aprile 2016 al 19 giugno 2018, mentre Omar Abdullah è stato il più giovane premier dello Stato e ha assunto tale incarico dal 5 gennaio 2009 all’8 gennaio 2015. Secondo quanto riporta Al-Jazeera English, la detenzione dei due politici fa parte di una campagna di repressione per prevenire le proteste contro la decisione di Nuova Delhi di modificare lo status della regione del Kashmir. Un alto funzionario di polizia ha riferito ad Al Jazeera che il PSA è stato utilizzato contro i due individui in quanto la detenzione sotto le precedenti accuse non poteva essere prolungata oltre i 6 mesi. “Dato che il governo stava esaurendo le opzioni, hanno imposto il PSA contro di loro”, ha affermato il funzionario, che ha preferito rimanere anonimo. Tale normativa è stata descritta come “draconiana” da Amnesty International.

Imran Nabi Dar, un politico del partito della Conferenza Nazionale di Jammu e Kashmir (JKNC), ha definito l’applicazione del PSA “scioccante”. “Non ci aspettavamo che le cose arrivassero a questo punto. Sono le stesse persone che hanno partecipato alla politica tradizionale”, ha dichiarato. “Non so dove stiamo andando, è un tunnel buio”, ha poi aggiunto. “Non ci sono turisti qui, l’economia è in rovina e non c’è attività politica. Il solo fatto di avere negozi aperti e macchine in movimento non significa normalità. Gli abitanti del Kashmir vengono umiliati continuamente”, ha affermato. Secondo un analista politico consultato da Al-Jazeera, decisioni così drastiche come l’utilizzo del PSA mostrano le “insicurezze” del governo indiano. “Significa che il governo è piuttosto insicuro e non vuole permettere ai politici, eletti con le leggi imposte da loro stessi, di rimanere sulla scena”, ha dichiarato Siddiq Wahid, ricercatore che vive a Srinagar. 

Il Kashmir è una regione a maggioranza musulmana, contesa tra India e Pakistan. L’area è teatro di scontri da decenni, ma vive una situazione di estrema tensione a partire dal  5 agosto 2019, quando il governo indiano ha abolito lo status speciale dell’area, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste. Alcune di queste sono state caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione” nella regione. 

La repressione di agosto 2019 ha suscitato critiche internazionali diffuse. Una di queste è arrivata dalla leader tedesca, Angela Merkel, che ha dichiarato che la situazione in Kashmir “non è sostenibile”. Diplomatici di diversi altri Paesi hanno dichiarato di aver sollevato privatamente preoccupazioni sulla tutela dei diritti umani nella regione. L’accesso all’area per gli osservatori stranieri, compresi diplomatici, gruppi per i diritti e giornalisti, è strettamente controllato. A nessun reporter era stato permesso l’accesso all’area per seguire le proteste a partire da agosto del 2019. Anche oggi, agli inviati stranieri vengono fornite scorte di polizia, apparentemente per la loro stessa sicurezza, secondo quanto ha riferito un diplomatico che ha visitato frequentemente la regione prima di agosto, e raramente ha ottenuto il permesso di viaggiare fuori dalla città principale di Srinagar. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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