Spagna: vertice Sánchez-Torra per risolvere la crisi catalana

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 12:17 in Europa Spagna

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Il capo del governo spagnolo, Pedro Sánchez, è arrivato ieri a Barcellona con l’intenzione di sottolineare che c’è altro oltre al processo indipendentista. Quindi, Sánchez ha portato al presidente catalano Torra una proposta programmatica per la Catalogna, una “agenda per il reincontro”, che include 44 punti già rivendicati dal governo autonomo di Barcellona durante i mandati di Artur Mas (2010-16) e Carles Puigdemont (2016-17).Sánchez si è detto aperto a discutere di questi temi nella commissione bilaterale formata dal governo centrale e dall’esecutivo regionale e a formalizzare i trasferimenti di competenze ancora in sospeso, riaffermando il suo impegno per investimenti chiave.

L’offerta di Sanchez si basa sulla relazione in 46 punti che nel febbraio 2016, il precedente presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, voleva discutere con l’allora capo del governo, Mariano Rajoy, e alla cui base vi sono i 23 punti che Artur Mas aveva proposto due anni prima.

Nonostante l’offerta di Sánchez, è la Generalitat che deve convocare la riunione della commissione bilaterale, prevista dallo Statuto di Autonomia catalano, poiché la sua presidenza è rotatoria e quest’anno corrisponde alla Catalogna. È presieduta dall’assessore agli Affari Esteri, il repubblicano Alfred Bosch. Il presidente Torra ha evitato di specificare quando potrebbe avvenire, e, come ha fatto Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC), ha sottolineato che il negoziato su questi punti è separato dal dialogo politico catalano sul conflitto. La Generalitat vuole che prima venga avviato il forum di dialogo e poi convocato quello bilaterale. Sul dialogo politico la battaglia non è solo lessicale, Sánchez insiste sul rafforzamento dell’autogoverno, Torra parla di sovranità e indipendenza.

Per quanto riguarda il finanziamento, il documento della Moncloa propone una riforma del finanziamento autonomico, richiesto invero da diverse Comunità, con l’obiettivo di preservare “l’uguaglianza tra tutti gli spagnoli”. Il governo si dice aperto a “studiare gli approcci fiscali della Generalitat” per cercare una maggiore autonomia. Accetta anche la richiesta del governo di allentare gli obiettivi di deficit “senza influire sulla crescita economica”. Il vicepresidente Pere Aragonès, di ERC, ha chiarito che non è d’accordo con l’obiettivo di disavanzo dello 0% del PIL fissato per le autonomie e chiede che sia più alto rispetto al 2019, che era dello 0,1%.

Per quanto riguarda gli investimenti, “il governo assume l’impegno che la legge di bilancio rispetti le disposizioni contenute nello Statuto” – afferma il testo presentato dalla Moncloa. Questa idea era già stata raccolta nel bilancio generale dello stato che ERC ha respinto la scorsa primavera, innescando la convocazione di elezioni anticipate ad aprile. Nella “agenda per il reincontro” ci sono impegni come il piano di treni pendolari (650 milioni nel bilancio 2019 bocciato dal parlamento), la stazione di La Sagrera, il corridoio mediterraneo e l’accesso stradale e ferroviario al porto di Barcellona (25 milioni). Il governo catalano è diffidente nei confronti di questa “piogge di milioni” e, più di quanto promesso nella legge di bilancio, si concentra sull’applicazione pratica. Secondo i dati della Corte di conti, nel periodo 2015-2018, lo stato in Catalogna ha eseguito il 65,9% di quanto previsto nelle leggi di bilancio. A Madrid, ad esempio, la quota era del 113,9%.

Per quanto riguarda l’istruzione Madrid apre alla politica condotta in Catalogna. La Generalitat ha sempre voluto proteggere il modello detto di “immersione linguistica” in catalano. La nuova legge sull’istruzione “contemplerà il rispetto delle competenze educative delle comunità autonome” – hanno spiegato fonti del Ministero della Pubblica Istruzione. L’esecutivo promette di garantire “i meccanismi di coordinamento e garanzia dell’autonomia”. Inoltre Sánchez apre alla gestione da parte di Barcellona dello 0,7% dell’imposta sul reddito delle persone fisiche a fini sociali, all’assistenza legale gratuita e alla distribuzione del fondo di aiuto europeo ai più svantaggiati. Il documento ratifica inoltre l’impegno a finanziare i Mossos, la polizia regionale catalana, e parla di un aumento della spesa per le dipendenze e di politiche occupazionali attive. Il governo è pronto a discutere anche della formazione di selezioni sportive catalane autonome.

Per quanto al trasferimento di competenze, “si ritiene che potrebbero esserci anticipi a breve termine in borse di studio, compensi per nuove posizioni giudiziarie e crediti amministrativi” – afferma La Moncloa. Queste sono questioni che sarebbero anche parte della negoziazione al tavolo bilaterale. Inoltre, vi sono competenze in sospeso nel salvataggio marittimo e nella formazione sanitaria specializzata.

L’apertura di Sánchez ha provocato la protesta delle altre Comunità Autonome, non solo quelle governate dal Partito Popolare. Alle regioni meridionali, Murcia e Andalusia, dove governa un bipartito PP-Ciudadanos appoggiato dalla destra radicale di Vox, si accusa il governo centrale di “regalare soldi a chi ha organizzato un colpo di stato”, mentre “soffoca di restrizioni” i governi di Murcia e Siviglia, si aggiunge il malessere di feudi storici del Partito Socialista del premier, Estremadura e Castiglia-La Mancha in testa.

L’opposizione popolare critica la riunione in sé. Torra è stato dichiarato decaduto dallo stesso parlamento catalano, e vi sono dubbi sulla legittimità della sua permanenza alla presidenza della regione fino alle nuove elezioni, in data da destinarsi. “Sánchez rende omaggio a uno inabilitato ai pubblici uffici” – accusa il leader popolare Casado, che critica anche che il vertice sia stato tenuto “alla pari, come se si trattasse di due capi di stato”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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