Siria: è ufficiale, il regime controlla Saraqib, per l’Onu nessuna soluzione “magica”

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 9:08 in Medio Oriente Siria

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L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR) ha annunciato, nella sera del 6 febbraio, che le forze del regime hanno assunto il completo controllo di Saraqib, nell’Est di Idlib, per la prima volta dal 2011. Parallelamente, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha esortato le diverse parti impegnate nel conflitto a porre una tregua.

Saraqib riveste un ruolo rilevante per il regime e per Mosca. In particolare, questa rappresenta un punto di snodo tra due strade internazionali, la cosiddetta M5, che collega Damasco e Aleppo, e la M4, che collega Aleppo e Latakia. Nei due giorni precedenti, le forze del presidente siriano, Bashar al-Assad, si erano impegnate ad assediare i luoghi circostanti, soprattutto a Est e a Nord, fino a poi raggiungere la città stessa. Al momento, il destino dei gruppi di ribelli presenti all’interno resta sconosciuto. L’Osservatorio ha, tuttavia, riferito che alcuni erano stati espulsi nelle 24 ore precedenti, mentre altri sono riusciti a scappare attraverso strade periferiche secondarie.

Dall’inizio dell’azione militare intrapresa dalle forze di Assad il 24 gennaio, Saraqib rappresenta la seconda città più rilevante conquistata dal regime. La prima è stata Maarat al-Nu’man, altro crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco, che l’esercito di Assad è riuscito ad occupare il 29 gennaio. Parallelamente, raid aerei ad opera del regime e di Mosca hanno continuato a colpire il resto della provincia Nord-occidentale di Idlib e Aleppo tra il 6 ed il 7 febbraio. Il bilancio delle vittime delle ultime 24 ore include almeno 17 civili, tra cui 2 bambini, e 67 tra soldati del regime, ribelli e jihadisti.  

In tale quadro, il 6 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto un incontro straordinario, in cui è stata evidenziata la necessità impellente di porre fine ai combattimenti e agli attacchi sia terrestri sia aerei a Idlib, i quali continuano a causare un gran numero di vittime civili ed enormi quantità di sfollati. In particolare, l’inviato speciale dell’Onu, Geir Otto Pedersen, ha affermato che non può esservi una “soluzione magica” al conflitto da parte dell’Onu, ma che tutte le parti coinvolte devono porre una tregua nella regione. È stato altresì evidenziato come Idlib rappresenti un paradiso, ovvero un rifugio, per milioni di siriani e, pertanto, un approccio militare aggrava ulteriormente la situazione.

Al momento, ha spiegato Pedersen, nonostante gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite, il popolo siriano si sente abbandonato. Negli ultimi due mesi, centinaia di civili sono morti e milioni sono stati costretti a fuggire a causa degli attacchi e degli scontri via terra ed aerei che vedono coinvolti le forze del regime, i ribelli, le forze inviate da Ankara ed i gruppi terroristi jihadisti, tra cui Hayat Tahrir al-Sham. Di fronte a tale quadro, è stato sottolineato che i militanti stranieri devono essere allontanati dalla regione e bisogna altresì trovare una soluzione per il “conflitto siro-turco”. In ogni caso, l’elemento fondamentale continua ad essere il rispetto delle leggi umanitarie.

Anche il coordinatore per gli affari umanitari delle Nazioni Unite, Mark Lowcock, ha dichiarato che il Nord della Siria ha assistito, nell’ultima settimana, ad una escalation, con bombardamenti che hanno colpito anche i quartieri orientali di Aleppo. Inoltre, Lowcock ha affermato che oltre il 40% degli attacchi è diretto contro aree al di fuori del controllo delle forze del regime. Al momento, è stato altresì evidenziato, le aree verso cui i civili fuggono sono sovraffollate e incapaci di accogliere ancora più rifugiati. Non da ultimo, le infrastrutture civili continuano ad essere distrutte dagli attacchi. Tra queste, nell’ultimo periodo, 53 strutture mediche hanno smesso di funzionare a Idlib, mentre altri 3 centri medici sono stati completamente distrutti nella periferia di Idlib. Ciò aumenta il rischio di diffusione di malattie, tra cui anche il cosiddetto Corona virus. Pertanto, a detta di Lowcock, diventa più che mai necessario un dialogo efficace tra tutte le parti coinvolte, con il fine di trovare una soluzione sostenibile ai sensi della risoluzione 2254.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. I ribelli, dissidenti del regime, sono sostenuti dalla Turchia. Il 9 gennaio, Russia e Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man già tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nelle settimane successive.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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