Montenegro: i cittadini sono contro la legge sulla libertà religiosa

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 13:15 in Balcani Europa

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Oltre il 60% dei cittadini del Montenegro è contrario alla controversa legge sulla libertà religiosa approvata dal Parlamento.

È quanto rivelato, giovedì 6 febbraio, da ANSAmed, il quale ha ripreso una ricerca condotta dall’Agenzia Intelligence Communications, la quale aveva evidenziato che il 62% dei montenegrini non approva la legge del governo, mentre il 20% la sostiene e il 18% è incerto.

Chi critica la legge, riporta il quotidiano, ritiene che la legge consenta al governo di confiscare chiese, monasteri e altri beni di proprietà della Chiesa serbo-ortodossa, principale confessione del Paese.

La controversa legge era stata approvata, lo scorso 27 dicembre, dal Parlamento di Podgorica. Nello specifico, questa prevede che le comunità religiose in possesso di beni da prima del 1918 debbano dimostrarne la legittima proprietà, pena la riappropriazione da parte dello Stato. A tale riguardo, Radio Free Europe aggiunge che nel 1918 il Montenegro, i cui cittadini sono prevalentemente di fede cristiano-ortodossa, si è unito al regno dei serbi, croati e sloveni, facendo inglobare la chiesa ortodossa montenegrina a quella serbo-ortodossa e perdendo tutte le proprietà in suo possesso. In tale clima, la misura è considerata dagli esperti in grado di compromettere le relazioni con la Serbia, la quale, lo scorso 14 gennaio, aveva denunciato la discriminazione subita in Montenegro dai cittadini di etnia serba e dichiarato di voler tutelare tale minoranza, la quale costituisce circa il 29% della popolazione montenegrina

Da parte sua, l’autorità religiosa della chiesa serbo-ortodossa sostiene che Podgorica voglia appropriarsi di proprietà della Chiesa serba, quali monasteri, chiese e altri beni. Il governo, tuttavia, ha smentito tali accuse. Nello specifico, il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, ha sottolineato che la legge non intende compromettere la libertà religiosa dei cittadini di etnia serba che vivono in Montenegro, né ha come obiettivo il divieto di utilizzo dei propri luoghi di culto.

Per favorire la chiarezza e la trasparenza, inoltre, il presidente del Montenegro ha dichiarato che farà il possibile per informare la cittadinanza sulla vera finalità della legge sulle minoranze religiose, fermo restando il diritto che viene riconosciuto ai singoli cittadini di confessare il proprio credo e di manifestare a tutela dei propri interessi.

Già in occasione del voto in Parlamento, i parlamentari filoserbi del Montenegro avevano tentato di impedire l’approvazione della misura scatenando una rissa in aula, mentre i cittadini filo-serbi avevano iniziato a protestare in diverse città del Paese, portando in totale, in meno di una settimana, all’arresto di 45 persone da parte delle autorità montenegrine. Successivamente, le proteste si erano estese anche in Kosovo e in Serbia, dove lo scorso 2 gennaio, dopo la partita di pallacanestro tra i giocatori di una squadra serba, la Red Star, e di una squadra tedesca, il Bayern, i fan della Red Star avevano marciato per le strade di Belgrado fermandosi di fronte l’ambasciata montenegrina e incendiando la bandiera dell’edificio.

In tale clima, Djukanovic si è scagliato contro le proteste di cui il Montenegro, il Kosovo e la Serbia sono stati teatro, dichiarando che queste siano di natura politica, nonostante siano mascherate da manifestazioni religiose. In aggiunta, il presidente montenegrino ha dichiarato che tali proteste, caratterizzate da un forte spirito filoserbo, non possono minacciare il governo, né le politiche adottate da esso.

In aggiunta, lo scorso 5 febbraio, Djukanovic aveva lanciato un avvertimento verso i membri del proprio partito, il DPA, invitandoli a non prendere parte alle proteste di cui il Montenegro è testro, pena la possibile espulsione dal partito.

Secondo le stime riportate dal BNN Bloomberg, circa il 70% della popolazione montenegrina è di fede cristiano ortodossa. Sebbene vi sia una branca montenegrina della Chiesa ortodossa, è la rappresentanza locale della chiesta Serbo-ortodossa ad esercitare il controllo sulla maggior parte dei luoghi di culto e di pellegrinaggio. A supporto dei cittadini di fede ortodossa, la portavoce del Ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, ha invitato i legislatori a rispettare “i diritti legittimi” della più grande comunità religiosa del Paese. In maniera simile, la porzione filoserba del clero ortodosso ha etichettato il presidente del Montenegro, Milo Djukanovic, quale ateo intenzionato a portare avanti un’azione di repressione in stile comunista.

A tale riguardo, Djukanovic ha dichiarato di non sentirsi toccato da tali dichiarazioni e di avere intenzione di perseguire le proprie responsabilità politiche.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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