Miniere, agricoltura, turismo: il grande progetto di Bolsonaro per le aree indigene

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 9:52 in America Latina Brasile

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Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha annunciato il 5 febbraio scorso che presenterà un disegno di legge in Parlamento che consentirebbe lo sfruttamento delle risorse nelle terre indigene protette. L‘iniziativa, che include estrazione mineraria, estrazione di petrolio e gas, costruzione di centrali idroelettriche ed esplorazione del territorio per l’agricoltura, l’allevamento di bestiame e lo sfruttamento delle foreste, sarà inviata al Congresso per l’elaborazione, dove dovrà affrontare il rigetto delle comunità indigene e degli ambientalisti, che qualificano la proposta di “genocida”. La Costituzione brasiliana prevede l’estrazione di minerali in queste riserve, ma finora non viene eseguita per l’assenza di un quadro normativo che la regoli e deve anche avere l’approvazione della popolazione indigena. Per queste ragioni non ci sono miniere legali nelle 619 aree indigene protette del paese, sebbene sia registrata la presenza di numerose miniere illegali, in particolare nell’area amazzonica.

Il progetto del presidente Bolsonaro prevede anche studi della terra e delle comunità originarie per il turismo, l’agricoltura, l’allevamento di bestiame o la forestazione, e suggerisce che il Parlamento consulti gli indigeni in merito alla proposta, ma che gli venga impedito di esercitare il loro diritto di veto, una richiesta considerata da molti contraria alla Costituzione del paese.

Il presidente, che ha annunciato la sua proposta durante la celebrazione dei suoi 400 giorni al potere, preme sui parlamentari affinché approvino la norma e ha affermato che, se avesse potuto, avrebbe rinchiuso tutti gli ambientalisti in Amazzonia. “Questo grande passo dipende dal Parlamento, che subirà la pressione degli ambientalisti… Se potessi, li rinchiuderei in Amazzonia, dal momento che a loro piace così tanto l’ambiente, così smettono di disturbare la popolazione amazzonica qui all’interno delle aree urbane.

Nel suo discorso ha affermato che gli indigeni sono “esseri umani esattamente lo stesso di noi. Hanno cuore, sentimenti, hanno anima, desideri e sono brasiliani come noi ” – ha aggiunto. L’affermazione di Bolsonaro rafforza l’idea dell’attuale governo che gli indigeni vogliano “integrarsi” nella società non indigena.

Secondo il comunicato del ministero della Casa civile, le comunità indigene coinvolte nell’espansione dell’industria mineraria avrebbero ricevuto un compenso dalle società che sfruttano le aree e ci sarebbero stati consigli di vigilanza che sarebbero stati composti solo da indigeni. Il testo prevede inoltre che gli indigeni possano sfruttare essi stessi le aree in cui risiedono. Lo scorso gennaio, il Ministero brasiliano delle miniere e dell’energia aveva già tenuto una riunione per presentare il progetto a tutti gli ambasciatori europei a Brasilia e chiarire che Bolsonaro insisterà sul suo obiettivo.

Le entità legate alle comunità indigene hanno protestato contro la misura e hanno ricordato che Bolsonaro è obbligato a rispettare i diritti costituzionali degli indigeni, compreso il mantenimento delle particolarità dei loro modi di vivere. Il governo di Brasilia, al contrario, ritiene che le comunità indigene vogliano prosperare e sfruttare le potenzialità del loro territorio e che questo sia loro impedito per ideologia da ambientalisti e ONG. La spaccatura, ormai tradizionale nella politica e nella società brasiliane, ripropone una frattura tra due opposte visioni di cosa sia il benessere per le comunità indigene: l’integrazione e lo sfruttamento delle terre o il mantenimento di costumi e stile di vita tradizionale.

La ONG Observatorio do Clima ha avvertito i presidenti della Camera dei deputati, Rodrigo Maia, e dal Senato, David Alcolumbre, che avrebbero respinto e combattuto tali proposte. “Speriamo che mantengano le loro parole e non accettino questo progetto genocida. Entrambi avevano promesso di non mettere in votazione quelle proposte che minacciavano foreste o popoli originari. È tempo di testare questa determinazione” – ha scritto l’associazione in una nota.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

 

di Redazione

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