Migranti, Serbia: blitz delle autorità ai confini con l’Ungheria

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 11:26 in Immigrazione Serbia Ungheria

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Le autorità della Serbia hanno effettuato un blitz presso il confine con l’Ungheria, prelevando centinaia di migranti in attesa di oltrepassare la frontiera europea.

È quanto rivelato, venerdì 7 febbraio, da The Associated Press, ripreso da ABC News, il quale ha altresì rivelato che i migranti si erano recati al confine con l’Ungheria, a Kelebija, il giorno precedente, muniti di striscioni di protesta nei confronti di Budapest, criticata per la sua politica migratoria.

Nello specifico, aggiunge il sito di notizie, i migranti sono rimasti alla frontiera di Kelebija per ore, chiedendo di poter entrare in Ungheria, la quale ha posto recinzioni di filo al confine con la Serbia per prevenire l’ingresso dei migranti dalla rotta balcanica.

In tale contesto, nelle prime ore di venerdì 7 febbraio, le autorità di Belgrado si sono recate al punto di attraversamento di frontiera di Kelebija, prelevando i migranti, i quali sono stati trasferiti presso i centri di accoglienza della Serbia.

La rotta balcanica, secondo quanto riportato dalla Fondazione Thomson Reuters, rappresenta uno degli snodi principali per l’ingresso dei migranti nei Paesi dell’Europa occidentale. Secondo i dati diffusi da Europol, facenti riferimento al 2018, tale rotta è stata teatro di circa 6.600 casi di traffico di migranti, l’80% dei quali in situazioni rischiose per l’incolumità.

Il numero di migranti che sceglie la rotta balcanica per raggiungere clandestinamente l’Europa dall’Ungheria, secondo quanto riportato, è cresciuto vigorosamente negli ultimi mesi.

In tale contesto, lo scorso 28 gennaio, le autorità ungheresi avevano sparato colpi di arma da fuoco come segnale di avvertimento per un gruppo di 60 migranti che cercava di oltrepassare illecitamente la recinzione di filo posta al punto di confine di Horgos-Reske 2, il quale separa l’Ungheria dalla Serbia.

Horgos-Reske era già stato al centro delle tensioni nel 2015, nel pieno della crisi migratoria. In tale anno, centinaia di migliaia di migranti avevano cercato di raggiungere l’Europa scegliendo la rotta balcanica e passando per l’Ungheria. Nello stesso anno, l’allora premier ungherese, ancora in carica, Viktor Orban, aveva dunque deciso di costruire una fortificazione lungo l’intero confine con la Serbia. Proprio ad Horgos Reske, inoltre, nel 2015 si erano verificati forti scontri tra le autorità e i migranti.

L’aumento dei migranti che scelgono la rotta balcanica per raggiungere l’Europa colpisce anche il confine tra la Bosnia e la Croazia, anch’esso membro dell’Unione Europea.

In particolare, in Bosnia, le autorità hanno dovuto predisporre la chiusura del sovraffollato e degradato campo profughi di Vucjak, nei pressi della Croazia, il quale era una ex discarica utilizzata dai migranti come riparo nell’attesa di oltrepassare i confini a Nord del Paese, nel tentativo di raggiungere l’Europa. Nonostante ciò, però, la frontiera settentrionale del Paese risulta tuttora teatro di frequenti tentativi di attraversamento delle frontiere. Stando ai dati diffusi da Reuters, la Bosnia ha accolto, a partire dal 2018, circa 40.000 migranti nel Paese, di cui circa 7.300 si sono stabilizzati nei pressi del campo di Vucjak, nella speranza di riuscire ad attraversare il confine con la Croazia e proseguire per i Paesi dell’Europa occidentale. Secondo le stime, circa il 20% dei migranti è rappresentato da bambini. Stando all’ultimo report regionale dell’IOM, pubblicato nel settembre 2018, i migranti rilevati in Bosnia fino all’aprile 2018 erano principalmente di origine siriana, libica, pakistana, afghana, palestinese, irachena, iraniana, algerina e kosovara. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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