Libia: ottimismo per gli incontri del comitato militare

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 10:47 in Africa Libia

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L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, ha affermato che gli incontri del Comitato militare congiunto hanno portato a progressi significativi nel dossier libico.

Il Comitato militare congiunto è formato da cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e da altrettanti membri del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). L’obiettivo è avviare discussioni e colloqui volti a porre una tregua al conflitto libico e all’istituzione di un meccanismo che lo monitori. Il primo incontro ha avuto luogo il 3 febbraio a Ginevra, sotto l’egida delle Nazioni Unite. L’istituzione di tale comitato è uno dei risultati della cosiddetta conferenza di Berlino, il meeting svoltosi il 19 gennaio scorso, in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere la crisi in Libia.

Secondo quanto riferito da Salamé in una conferenza stampa del 6 febbraio, a margine degli incontri del Comitato, le parti riunitesi a Ginevra hanno fatto passi in avanti su diverse questioni. Dal canto suo, l’inviato si è detto speranzoso circa una trasformazione della tregua in un cessate il fuoco permanente, ma ha affermato che si è ancora in attesa di risultati “pratici” migliori. Non da ultimo, Salamé ha ribadito che è altresì necessario che gli attori esterni non forniscano più armi alle parti libiche e che rispettino l’embargo posto in precedenza. Tuttavia, ha sottolineato l’inviato, i negoziati militari continuano ad essere ancora indiretti.

Nel corso degli incontri intrapresi il 3 febbraio, sono state riscontrate divergenze di opinioni tra i partecipanti al Comitato, i quali sono, però, riusciti a concordarsi su alcuni punti. Tra questi, il ritiro di veicoli pesanti e la possibilità per gli sfollati libici di ritornare presso le proprie abitazioni nel minor tempo possibile. Come riferito dal quotidiano libico al-Wasat, è, invece, la Camera dei Rappresentanti di Bengasi ad aver posto delle condizioni funzionali ad un possibile accordo. Tra queste, la selezione di propri membri da parte del Parlamento libico, la definizione della missione del comitato militare, la durata e i meccanismi di lavoro, e la fiducia al futuro governo solo previa la sua approvazione.

Tuttavia, i rappresentanti dell’LNA e del GNA sono stati invitati a partecipare ad altri incontri in agenda. Il primo, un secondo round del comitato, previsto per il 26 febbraio a Ginevra, volto a ridiscutere nuovamente della pista politica. Un altro incontro è stato poi programmato per il 9 febbraio al Cairo, il cui obiettivo è esaminare alcune questioni di tipo economico e finanziario, tra cui le problematiche scaturite dalla sospensione delle attività petrolifere e il meccanismo di ridistribuzione dei profitti derivanti da queste.

A tal proposito, Ghassan Salamé ha affermato che sono in corso contatti con i leader della National Oil Company libica (NOC), in merito alla ripresa delle esportazioni e della distribuzione delle entrate petrolifere. Inoltre, a detta dell’inviato, si prevede che i leader tribali della Libia orientale consegneranno a breve un elenco di condizioni volte a favorire la riapertura dei porti petroliferi, chiusi dal 18 gennaio scorso. In tale data, gruppi affiliati al generale dell’LNA, Khalifa Haftar, hanno bloccato la produzione e le esportazioni dei giacimenti di al-Sharara e al-Feel, situati nei pressi della città costiera di Zawiya. Ciò ha causato gravi perdite a livello economico, dal valore di circa un miliardo di dollari.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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