Libano: il governo approva il piano di salvataggio

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 12:57 in Libano Medio Oriente

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Il governo libanese ha approvato un piano di salvataggio volto a sanare l’economia del Paese. Ora bisognerà attendere la fiducia del Parlamento.

La notizia è giunta il 6 febbraio, giorno in cui il palazzo presidenziale di Baabda, nella capitale Beirut, ha ospitato un incontro ministeriale presieduto dal capo di Stato, Michel Aoun, e al quale hanno partecipato il premier Hassan Diab e gli altri ministri. Nel corso del meeting è stata elaborata una dichiarazione, in cui è stata delineata la visione del governo per affrontare le attuali condizioni economiche critiche, oltre che per rafforzare la rete di sicurezza sociale e introdurre modifiche al sistema fiscale.

È stato sottolineato come il Libano debba prendere le distanze dai conflitti esterni e lottare per liberare i territori libanesi occupati, evidenziando, al contempo, la necessità di resistere alle attuali circostanze sia economiche sia politiche. Altro punto ha riguardato il piano di emergenza delineato, il cui obiettivo cardine sarà trasformare un’economia “rent-seeking” in una di tipo produttivo, attraverso l’implementazione di riforme fiscali, la ristrutturazione del settore bancario, e la riduzione degli interessi su prestiti e depositi, con il fine ultimo di ridurre altresì il debito pubblico. Dal canto suo, il nuovo governo libanese si è altresì impegnato ad attuare leggi anticorruzione e ha esortato la magistratura a perseguire coloro che sono stati sospettati o accusati sino ad ora. Allo stesso tempo, anche l’esecutivo lavorerà in prima linea per riformare il settore pubblico e le reti di sicurezza sociale.

Il piano di 17 pagine, secondo quanto affermato dalla ministra dell’Informazione, Manal Abdel Samad, è stato approvato all’unanimità, ma bisognerà aspettare il prossimo 11 febbraio per ottenere la fiducia del Parlamento. Una volta raggiunta, Aoun ha affermato che bisognerà agire immediatamente per recuperare il tempo perso. Diab ha ribadito che si è trattato di un piano nato da fatti concreti e studi, e non da resoconti individuali. Non da ultimo, il premier ha invitato nuovamente i partner stranieri e l’Europa ad aprire una linea di credito e a fornire assistenza, non solo finanziaria, al Libano. Questa dovrebbe riguardare anche energia, risorse alimentari e materie prime. Dall’altro lato, i diversi donatori stranieri si sono detti pronti a sostenere Beirut, ma solo in caso di riforme concrete e sostenibili.

La formazione del nuovo esecutivo è stata annunciata il 21 gennaio scorso e vede a capo un ex ministro dell’istruzione, Hassan Diab. Sebbene quest’ultimo lo abbia descritto come indipendente e formato da esperti, il governo è fortemente contestato dalla popolazione, che invece lo considera ancora caratterizzato da quelle forze politiche rifiutate. Inoltre, a detta dei manifestanti, sono proprio queste forze politiche ancora al potere ad aver condotto il Paese verso il collasso economico. Il nuovo esecutivo ha ricevuto un forte sostegno da Hezbollah e dal proprio alleato Amal e ciò, secondo alcuni, dimostrerebbe un crescente ruolo del movimento, appoggiato da Teheran e considerato un gruppo terroristico da Stati Uniti e Israele.

La popolazione si è altresì detta contraria al piano presentato il 6 febbraio, in quanto, tra di diversi difetti, non sono state delineate misure chiare per contrastare la corruzione e sono state adottate le stesse vecchie politiche in termini di privatizzazione e fiscalità. Pertanto, si tratta di un progetto che continua a non conquistare la fiducia dei libanesi, scesi in piazza dal 17 ottobre 2019, proprio per contestare il governo e la classe politica al potere. Si prevede che nei prossimi giorni i manifestanti si riuniranno nuovamente in occasione del voto di fiducia in Parlamento. Tuttavia, diversi analisti hanno messo in luce come una mancata approvazione del piano potrebbe portare a risultati catastrofici e causare una situazione di caos nel Paese.

Il Libano è in preda ad una delle peggiori crisi economiche dalla guerra civile verificatasi tra il 1975 ed il 1990. Il Paese è considerato attualmente uno dei più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. Tuttavia, la crisi economica e politica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate. Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è diminuito di circa il 60%, a seguito della carenza di valuta statunitense, e la differenza tra mercato parallelo e mercato ufficiale è di circa il 33%.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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