Kushner accusa Abbas di fomentare le violenze in Cisgiordania

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 18:33 in Palestina USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Jared Kushner, genero e consigliere speciale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, è responsabile delle crescenti tensioni e violenze in Cisgiordania, scoppiate a seguito della rivelazione del Piano per la Pace statunitense.

Kushner è tra i promotori del Piano per la Pace in Medio Oriente e ha trascorso quasi tre anni a lavorare alla proposta. Il 6 febbraio, il rappresentante statunitense ha fatto appello ai leader palestinesi, chiedendo di “non invocare giorni di rabbia e di non incoraggiare il proprio popolo a perseguire la violenza se non stanno ottenendo ciò che vogliono”. Kushner ha poi aggiunto che ritiene che Abbas “sia stato sorpreso da quanto fosse buono il piano per il popolo palestinese, ma si è bloccato nella sua posizione”, respingendolo già prima che venisse reso pubblico. Secondo il punto di vista degli Stati Uniti, Abbas sta proponendo vecchi temi di discussione, in un momento in cui la situazione sul campo è cambiata. “Questa potrebbe essere l’ultima possibilità di risolvere la questione”, ha affermato il consigliere speciale di Trump. Tali dichiarazioni sono state rilasciate alla stampa dopo che Kushner aveva informato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul Piano per la Pace. In questo momento, ha affermato il consigliere statunitense, la cosa più costruttiva che i palestinesi possono fare è sedersi al tavolo delle trattative con gli israeliani e ripassare il piano “frase per frase”. 

Le violenze a cui Kushner fa riferimento si sono verificate tra il 5 e il 6 febbraio. Un gruppo di soldati israeliani è stato travolto da un’auto a Gerusalemme, nella notte tra il 5 e il 6 febbraio, causando il ferimento di 14 di essi. Parallelamente, un palestinese è stato ucciso in Cisgiordania, a seguito di scontri con le forze israeliane. L’episodio di Gerusalemme è stato definito dai media israeliani un attentato terroristico. Questo si è verificato poco prima delle 02:00 di notte in un’area che ospita diversi bar e ristoranti. L’auto ha dapprima investito un solo soldato e poi si è diretta, in una seconda fase, verso gli altri. Il 6 febbraio, inoltre, un giovane palestinese di 19 anni, Yazan Munther Abu Tabikh, definito un “martire”, è stato ucciso a Jenin, una città palestinese nella Cisgiordania settentrionale, a seguito di violenti scontri con l’esercito israeliano nei pressi di un campo profughi. Secondo quanto riferito dallo stesso esercito israeliano, le proprie forze avevano fatto irruzione nel campo per demolire l’abitazione di un prigioniero palestinese, Ahmad Qanba. Quest’ultimo è ritenuto responsabile dell’uccisione del rabbino Raziel Shevach, risalente al mese di gennaio 2018. L’uomo è anche un sostenitore di Hamas.

Trump ha svelato il tanto atteso Piano per la Pace in Medio Oriente, il 28 gennaio, in occasione di un incontro con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, alla Casa Bianca. Tra le proposte, una Gerusalemme unificata sotto Israele e un para-Stato, con sovranità limitata, per i palestinesi. Durante il suo discorso di presentazione, Trump è stato affiancato solo da Netanyahu e nessuna personalità della leadership palestinese era presente all’incontro, non avendo partecipato in alcun modo alla stesura del piano. Da parte sua, l’Autorità Palestinese aveva già tagliato i legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense aveva annunciato il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre del 2017, e aveva trasferito la propria ambasciata nella città, il 14 maggio 2018. Gli Stati Uniti hanno anche azzerato il sostegno economico all’agenzia delle Nazioni Uniti che supporta i palestinesi, l’UNRWA, tagliando aiuti per centinaia di milioni di dollari. 

In risposta, l’Autorità Palestinese ha promosso una risoluzione presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per condannare il Piano, il 5 febbraio. Il tentativo è stato puramente simbolico, poichè gli Stati Uniti hanno potere di veto in seno al Consiglio di Sicurezza. Tuttavia, la risoluzione potrebbe passare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, dove, invece, è possibile che venga approvata. Abbas ha riferito ai leader del proprio partito, Fatah, di essere di fronte ad “un’offensiva diplomatica”, mirata a “liquidare la causa palestinese”. Abbas ha poi affermato che il piano fallirà “come tutti gli altri complotti contro la causa palestinese”, aggiungendo che lo scopo della sua iniziativa era quello di raccogliere il sostegno arabo, islamico e internazionale contro il piano Trump. Il ministro degli Esteri dell’Autorità Palestinese, Riad Malki, ha affermato che il progetto di risoluzione chiede anche “la fine dell’occupazione israeliana e ribadisce la soluzione a due Stati”.

La proposta presentata al Consiglio di Sicurezza afferma che il piano degli Stati Uniti “viola il diritto internazionale e i termini di riferimento approvati a livello internazionale per il raggiungimento di una soluzione giusta, completa e duratura al conflitto israelo-palestinese, come sancito dalle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite”. Il Piano proposto dall’amministrazione statunitense, secondo tale risoluzione, “mina gli inalienabili diritti e aspirazioni nazionali del popolo palestinese, compresa l’autodeterminazione e l’indipendenza”e la risoluzione sottolinea il fatto che gli insediamenti in Cisgiordania e Gerusalemme Est “sono illegali e mettono in pericolo la fattibilità della soluzione a due Stati”, basata sulle risoluzioni delle Nazioni Unite risalenti al 1967, inclusa la risoluzione 2334, che, specificatamente condanna la costruzione di insediamenti israeliani dal 2016. In sede di approvazione di tale risoluzione, l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama non aveva posto il veto.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.