Attentato con coltello alle Maldive: gruppo affiliato all’ISIS rivendica

Pubblicato il 7 febbraio 2020 alle 12:23 in Asia Maldive

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Tre persone, 2 cinesi e 1 australiano, sono state assalite da aggressori armati di coltelli, alle Maldive, in un attacco rivendicato dai simpatizzanti dello Stato Islamico. 

I 3 individui sono stati attaccati da “sospetti estremisti”, il 6 febbraio, tra le 19 e le 20, ora locale, a Hulhimalé, un’isola vicino alla capitale delle Maldive, Malé. La polizia ha dichiarato che l’australiano ha 44 anni, ma non è nota l’età o l’identità dei 2 cittadini cinesi. In relazione all’attacco, sono stati effettuati 3 arresti. “Il servizio di polizia delle Maldive sta lavorando a stretto contatto con tutte le parti interessate e assicura continui sforzi per garantire la sicurezza e la protezione di coloro che si trovano nell’arcipelago”, hanno dichiarato le autorità in una nota. 

Un gruppo estremista locale, che afferma di essere affiliato all’ISIS, ha rivendicato la responsabilità dell’attacco in un video pubblicato online. Nel filmato si vedono 3 uomini mascherati che accusano il governo maldiviano di essere guidato da infedeli. I militanti affermano poi che i loro attacchi hanno lo scopo di minare il turismo del Paese e avvertono che altri attentati sono in arrivo. La polizia, da parte sua, ha riferito che stanno lavorando per cercare di confermare la veridicità del filmato. Un video condiviso online mostra un uomo con una camicia blu su una bicicletta che si reca in ospedale con la schiena insanguinata. Secondo i media, l’uomo non sarebbe stato ferito gravemente ed è in buone condizioni. Le Maldive rappresentano una realtà critica per l’estremismo jihadista in Asia e sono il Paese che ha inviato il maggior numero di foreign fighters, rispetto alla propria popolazione, verso la Siria, ai tempi del califfato dell’ISIS.

I maldiviani partiti per lo Stato Islamico erano, generalmente, individui che vivevano in condizioni estremamente difficili, accomunati in larga parte da esperienze in prigione. L’iter generico di radicalizzazione alle Maldive passa per la criminalità organizzata. Il turismo è particolarmente sviluppato nell’arcipelago, ma è anche largamente gestito da grandi compagnie estere di lusso- Tale situazione crea enormi difficoltà per l’economia locale e ha causato un aumento dei prezzi, specialmente di immobili e terreni, oltre le possibilità degli abitanti. A Male, i giovani maldiviani non hanno molte alternative: possono lavorare per l’industria turistica, in condizioni difficili e sottopagati, oppure possono unirsi a gruppi di gangster e trafficanti. Quando finiscono in prigione, questi individui trovano gli imam e spesso finiscono per avviare un percorso di radicalizzazione. Lo Stato Islamico in Siria, per queste persone, ha rappresentato, quindi, una possibilità di fuggire alla povertà estrema delle Maldive, grazie alle promesse di una casa con un terreno, una moglie, armi e una causa per cui combattere, in quello che veniva raccontato come il nuovo califfato islamico.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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