USA lanciano l’allarme spionaggio da parte della Cina

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 15:00 in Cina USA e Canada

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L’FBI ha lanciato un allarme spionaggio che riguarda la Cina, affermando che Pechino sta tentando di rubare le tecnologie statunitensi “con ogni mezzo possibile”.

Il direttore dell’FBI, Christopher Wray, ha tenuto una conferenza stampa, il 6 febbraio il Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, durante la quale ha riferito che esistono attualmente circa 1.000 indagini aperte sul furto di tecnologia cinese negli Stati Uniti. Il capo del controspionaggio dell’FBI, John Brown, ha aggiunto che il loro dipartimento aveva arrestato 24 persone, nel 2019, per casi legati alla Cina e ne aveva già arrestate 19 nel 2020. L’FBI ritiene che “nessun Paese rappresenta una minaccia maggiore della Cina comunista”. Wray ha affermato che la minaccia deve essere affrontata attraverso l’intervento della Casa Bianca. “Mentre sono qui a parlare con voi oggi, l’FBI ha circa 1.000 indagini aperte che riguardano tentativi di furto da parte della Cina della tecnologia degli Stati Uniti in tutti i 56 nostri uffici sul campo e in quasi tutti i settori industriali”, ha dichairato Wray. La Cina sta sfruttando in modo aggressivo l’apertura accademica degli Stati Uniti per rubare la tecnologia, passando attraverso le università. 

William Evanina, direttore del Centro Nazionale di Controspionaggio e Sicurezza, ha dichiarato che Pechino attribuisce particolare attenzione alle informazioni sugli aeromobili statunitensi e sulla tecnologia relativa ai veicoli elettrici. Il furto di segreti commerciali statunitensi da parte della Cina dovrebbe costare agli Stati Uniti dai 300 ai 600 miliardi di dollari l’anno. Il procuratore generale degli Stati Uniti, William Barr, ugualmente presente alla conferenza, ha ricordato che Pechino rappresenta il “principale avversario geo-politico” degli Stati Uniti e ha sottolineato la grave minaccia che rappresentata dal dominio cinese nello sviluppo della tecnologia 5G per le telecomunicazioni. I dati dell’FBI mostrano una campagna intensiva da parte delle autorità statunitensi per neutralizzare le operazioni di spionaggio cinese. Ciò ha colpito un numero sempre crescente di funzionari, uomini d’affari e accademici del governo cinese. 

L’ultimo caso noto di tentato spionaggio è stato reso pubblico il 15 dicembre 2019. In tale occasione, gli Stati Uniti hanno espulso 2 funzionari dell’ambasciata cinese che avevano tentanto di accedere ad una base militare in Virginia. Secondo quanto ha riferito il New York Times, il gruppo di persone rimpatriate in Cina, che includeva le mogli dei diplomatici, ha tentato di accedere ad una base militare a settembre del 2019. Tuttavia, né Washington né Pechino avevano diffuso la notizia. Non è chiaro cosa stessero cercando di fare presso la struttura, ma una persona informata sui fatti ritiene che questi volessero semplicemente testare i livelli di sicurezza dell’edificio. Se i funzionari cinesi si fossero avvicinati alla base senza essere fermati, l’ambasciata avrebbe potuto inviare un ufficiale di intelligence più anziano per accedere alla struttura, stando a questa ipotesi. Il Ministero degli Esteri cinese e l’Ambasciata cinese a Washington non hanno risposto alle richieste di commento sull’episodio. Tali eventi dimostrano che il governo USA sta imponendo una linea dura contro la minaccia cinese. Questo episodio si aggiunge alle più ampie tensioni tra Stati Uniti e Cina, le due maggiori economie del mondo e i principali rivali geopolitici. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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