Sudafrica: mandato di arresto per l’ex presidente, Jacob Zuma

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 12:59 in Africa Sudafrica

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Un tribunale del Sudafrica ha emesso un mandato di arresto nei confronti dell’ex presidente, Jacob Zuma, per non essersi presentato all’udienza preliminare su un caso di corruzione che lo vede coinvolto ma che cerca di evitare da mesi. Il mandato, stabilito dall’Autorità giudiziaria nazionale, non entrerà in vigore prima della riapertura del caso, il 6 maggio. Zuma si troverebbe al momento a Cuba, dove si starebbe sottoponendo ad alcune cure mediche. Tuttavia, l’accusa ha richiesto al tribunale di accertarsi delle condizioni di salute dell’ex presidente tramite una propria inchiesta. Secondo l’Autorità giudiziaria nazionale, il “certificato di malattia” potrebbe essere inammissibile perché la data sembra essere stata modificata.

Uno degli avvocati di Zuma, Daniel Mantsha, si è detto “deluso” del mandato di arresto. “Questo provvedimento sta inviando un messaggio sbagliato, ovvero quello che i nostri tribunali non hanno simpatia né compassione, e ciò non è qualcosa di cui andare fieri”, ha dichiarato. Il team medico di Zuma determinerà la sua idoneità ad apparire davanti al tribunale a maggio, ha aggiunto Mantsha. Non è ancora chiaro quando l’ex presidente tornerà da Cuba. Secondo il Dipartimento della Giustizia del Sudafrica, i due Paesi hanno negoziato, ma non ancora firmato, un accordo di estradizione.

Zuma ha attualmente 77 anni ed è accusato di aver ricevuto tangenti dal produttore di armi francese Thales attraverso il suo ex consigliere finanziario Schabir Shaik, condannato per frode e corruzione nel 2005. L’ex presidente nega tutte le accuse di corruzione, riciclaggio di denaro e racket relative all’accordo sulle armi del 1999, quando era vicepresidente. A suo dire, i processi sul suo conto sarebbero stati pregiudicati dai lunghi ritardi nel procedere della giustizia e da interferenze politiche. Le accuse contro Zuma sono state respinte dai procuratori quasi un decennio fa in seguito a una decisione controversa che gli avrebbe aperto la strada verso la presidenza. I pubblici ministeri sono tornati sul caso dopo la fine del suo mandato presidenziale, nel febbraio 2018.

L’ex presidente sudafricano, entrato in carica nel 2009, è stato costretto a dimettersi in seguito alle pressioni del suo partito, il Congresso nazionale africano. Anche in quell’occasione, le accuse di corruzione e cattiva amministrazione avevano contribuito ad oscurare la sua figura. Si stima che la corruzione sia costata miliardi di dollari al Sudafrica. Il successore di Zuma, Cyril Ramaphosa, ha chiesto perdono ai cittadini sudafricani per gli errori del passato e ha promesso riforme e cambiamenti interni che tuttavia, allo stato attuale, faticano ad arrivare. Gli scandali hanno alimentato l’indignazione, lo sconforto nei confronti della politica e soprattutto hanno danneggiato la reputazione del Congresso nazionale africano, che continua ad essere il partito di governo dal 1994.

Da quando è stato eletto presidente del Sudafrica, il 9 maggio 2009, Zuma è stato accusato ripetutamente di corruzione. In particolare, il leader è accusato di aver rivelato informazioni governative sensibili alla famiglia Gupta, una potente famiglia di immigrati indiani nota per essere coinvolta nel mondo degli affari in Sudafrica. Nonostante ciò, sia i membri della famiglia, sia Zuma hanno sempre negato ogni accusa. Il suo secondo mandato presidenziale sarebbe dovuto scadere nel 2019 ma, da quando il suo vicepresidente Ramaphosa ha vinto la presidenza del partito nel dicembre 2017, molti politici hanno iniziato ad esercitare pressione sul presidente sudafricano affinché rassegnasse le dimissioni per lasciare il posto a Ramaphosa. Quest’ultimo ha iniziato il suo mandato presidenziale nel febbraio 2018, subito dopo la caduta di Zuma.

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Chiara Gentili

di Redazione

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