Serbia: commissario UE a Belgrado per parlare di allargamento

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 18:40 in Europa Serbia

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Il commissario europeo per l’Allargamento, Oliver Varhelyi, si è recato a Belgrado per incontrare il capo di Stato della Serbia, Aleksandar Vucic.

È quanto rivelato, giovedì 6 febbraio, da Reuters, il quale ha altresì rivelato i dettagli della conferenza stampa congiunta che si è tenuta al termine del vertice bilaterale, incentrato sul tema dell’allargamento dell’UE al blocco balcanico.

Nello specifico, il vertice tra UE e Serbia è giunto a un giorno di distanza dall’annuncio, da parte della Commissione Europea, della sua proposta di modifica del processo di ingresso di altri Stati nel blocco comunitario.

I punti principali della proposta dell’UE sulla revisione del processo di allargamento sono quattro: credibilità, guida politica; dinamicità; prevedibilità. Per quanto riguarda il primo, Bruxelles propone di porre un accento maggiore sulle riforme fondamentali, ad esempio sullo stato di diritto. Passando al secondo punto, la proposta è di incrementare le occasioni di dialogo tra i vertici politici. In materia di dinamicità, la Commissione propone di raggruppare i capitoli dei negoziati di adesione in 6 aree, negoziabili contemporaneamente, ovvero le basi fondamentali; il mercato interno; la competitività e la crescita inclusiva; l’agenda ambientale e la connettività sostenibile; le risorse; l’agricoltura e la coesione; le relazioni esterne. Infine, affinché il processo sia più predittivo, la Commissione ha proposto di esprimere con maggiore chiarezza le conseguenze del raggiungimento e del mancato raggiungimento degli obiettivi delle riforme.

A tale riguardo, Vucic ha dichiarato di preferire la nuova metodologia di allargamento dell’UE, aggiungendo di ritenere che il nuovo processo agevoli l’ingresso dei Paesi balcanici nel blocco comunitario.

Tale processo aveva subito una battuta di arresto lo scorso 18 ottobre, ovvero prima dell’arrivo della nuova Commissione europea guidata da Ursula Von Der Leyen.

In tale occasione, il presidente francese, Emmanuel Macron, aveva bloccato l’allargamento dell’Unione Europea a Tirana e Skopje. Nello specifico, l’ingresso della Macedonia del Nord era stato votato positivamente da tutti gli Stati membri dell’UE, eccetto che della Francia, mentre l’ingresso dell’Albania era stato ostacolato da Francia, Danimarca e Paesi Bassi. Da parte sua, Parigi aveva dichiarato di ritenere che l’Europa stia già affrontando troppe sfide per consentire l’ingresso di due ulteriori Paesi dei Balcani, una regione ancora in via di recupero dopo le guerre degli anni Novanta e che ancora oggi combatte contro il crimine e la corruzione.

Tuttavia, a Belgrado, Varhelyi ha ribadito l’interesse del nuovo esecutivo di includere nei Paesi membri anche 6 Stati balcanici, ovvero l’Albania, la Bosnia, il Kosovo, il Montenegro, la Macedonia del Nord e la Serbia.

Quest’ultima, però, ha specificato Varhelyi, dovrà risolvere la propria disputa con il Kosovo, prima di poter entrare a far parte dell’Unione Europea. In aggiunta, ha sottolineato il commissario europeo, la Serbia dovrà anche migliorare la propria economia, il sistema imprenditoriale, lo stato di diritto, la libertà di stampa, i livelli di corruzione e di criminalità organizzata.

Per quanto riguarda le relazioni con il Kosovo, queste sono in stallo da oltre un anno, ovvero da dopo che il Kosovo aveva imposto dazi sui beni importati dalla Serbia in virtù dell’ostruzionismo portato avanti da Belgrado in merito al possibile ingresso di Pristina nell’Interpol.

Nello specifico, la decisione di Pristina di imporre tariffe del 100% sui beni importati dalla Serbia era arrivata mercoledì 21 novembre 2018, ovvero il giorno dopo la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, tenutasi durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione a Dubai. In seguito al risultato, Haradinaj aveva espresso la sua profonda delusione e aveva accusato la Serbia di aver combattuto una feroce campagna contro l’adesione di Pristina all’Interpol. Il 17 ottobre 2019, il primo ministro uscente del Kosovo, Ramush Haradinaj ha ritirato la domanda in merito all’ammissione di Pristina nell’Interpol.

La Serbia, inoltre, è stata più volte accusata dal Kosovo di condurre una campagna per convincere altri Paesi a ritirare il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina, in cambio dell’esenzione del visto per la Serbia. Da parte sua, la Serbia ha negato le accuse, dichiarando che tale gesto era soltanto una dimostrazione di amicizia. 

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Jasmine Ceremigna

 

di Redazione

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