Presunto rapimento di un cittadino statunitense in Afghanistan

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 17:38 in Afghanistan USA e Canada

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Un cittadino USA, collaboratore dell’esercito statunitense è scomparso in Afghanistan. Un settimanale statunitense rivela che l’uomo è stato rapito dai talebani. 

Il settimanale statunitense Newsweek suggerisce che l’uomo sia stato catturato da talebani nella provincia sud-occidentale di Khost. La notizia è stata riportata dalla stampa afghana e da quella internazionale, ma non è ancora stata confermata. L’esercito degli Stati Uniti non ha ancora divulgato informazioni relative ad un rapimento del proprio collaboratore. Si tratterebbe di Mark R. Frerichs, dell’Illinois, scomparso dal 31 gennaio. L’uomo aveva frequentemente viaggiato in Afghanistan a partire dal 2012. Secondo la rivista che ha lanciato la notizia, il Dipartimento di Stato e il Dipartimento della Difesa, insieme all’FBI, avrebbero già avviato operazioni di salvataggio in tutto il Paese per localizzare Frerichs. L’uomo guida l’International Logistical Support, una società che lavora con la Casa Bianca. Frerichs ha anche lavorato come ingegnere civile per il governo e organizzazioni non governative in Iraq e in Sudan.

Tale notizia riporta i riflettori sulla missione più lunga degli Stati Uniti all’estero, una guerra che vede la partecipazione dell’esercito degli USA da ben 19 anni. A seguito della fine dell’invasione dell’Unione Sovietica in Afghanistan, dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, nel 1996. Tuttavia, il territorio montuoso afghano era diventato un paradiso per la crescita e l’organizzazione del terrorismo islamico. Dopo essere stati decimati da un’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e da uno della NATO, nell’agosto 2003, i talebani hanno mantenuto alcune roccaforti, dalle quali tentano di riprendere il controllo del governo centrale. Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha era iniziato il 7 dicembre 2019 e mirava a negoziare un ritiro delle forze armate USA, in cambio della fine degli assalti e di una serie di assicurazioni da parte dei militanti islamisti. Nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno.

Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre 2019 contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. L’esplosione era avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam, nel distretto di Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono stati feriti nell’assalto. Inoltre, la sera del 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato che un soldato delle forze speciali statunitensi era stato ucciso in Afghanistan. Si trattava del sergente Michael J. Goble, 33 anni, di Washington Township, New Jersey. Tuttavia, a partire dal 20 gennaio 2020, è iniziato un altro round di colloqui tra il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno descritto come ulteriori richieste statunitensi nei colloqui di pace, anche dopo che il gruppo aveva offerto una “riduzione della violenza”. Non hanno, tuttavia, specificato quali fossero le nuove richieste di Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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