La Cina annuncia un dimezzamento dei dazi sui beni statunitensi

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 19:39 in Cina USA e Canada

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La Cina ha annunciato un dimezzamento delle tariffe su 1.717 beni statunitensi, il 6 febbraio, come conseguenza dell’accordo di fase 1 con gli Stati Uniti. 

L’annuncio arriva in un momento particolarmente critico per Pechino, date le difficoltà relative all’epidemia di coronavirus che è partita dalla città di Wuhan, da dicembre 2019. In tale contesto, infatti, si temeva che la Cina invocasse una clausola relativa ai disastri, presente nell’accordo commerciale, che avrebbe potuto proteggere il Paese dalle conseguenze in caso di mancato adempimento degli impegni sottoscritti. Il Ministero delle Finanze cinese ha quindi dichiarato che a partire dal 14 febbraio, le tariffe applicate su un’ampia gamma di beni saranno ridotte al 5% dal 10% e altre passeranno al 2,5% dal 5%. Il ministero non ha dichiarato il valore di tale dimezzamento. 

In una dichiarazione separata, il Ministero delle Finanze ha affermato che la riduzione delle tariffe corrisponde a quelle annunciate dagli Stati Uniti sulle merci cinesi, ugualmente attese per il 14 febbraio. Ulteriori aggiustamenti dipenderanno dallo sviluppo della situazione economica e commerciale bilaterale, ha continuato il Ministero. Le tariffe sui semi di soia passeranno, invece, dal 30% al 27,5%, e alcuni commercianti sostengono che l’impatto sarà limitato e che altri dazi al 25% rimangono in vigore. “Ogni decisione sulla diminuzione è sempre buona. Soprattutto, quando il mercato è sopraffatto dalle notizie sui virus, le buone notizie sulle tariffe sono rinfrescanti”, ha affermato Tommy Xie, della OCBC Bank di Singapore. “L’annuncio mostra l’impegno della Cina a implementare l’accordo commerciale di fase 1 nonostante il recente scoppio del virus”, ha aggiunto Xie. La notizia è stata accolta con favore dai mercati finanziari. Lo yuan ha toccato il massimo delle ultime 2 settimane e anche i titoli asiatici e i futures di Wall Street si sono ripresi dopo l’annuncio.

La guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti è cominciata il 23 marzo 2018, quando Washington ha imposto dazi del 25% e del 10% sulle importazioni rispettivamente di acciaio e alluminio. Tale decisione ha direttamente colpito la Cina. Lo stesso giorno, Trump ha annunciato un piano di tariffe e sanzioni commerciali sui beni importati per un valore stimato intorno ai 60 miliardi di dollari. Pechino ha risposto il giorno seguente, annunciando tasse nei confronti di 128 prodotti americani per un valore di 3 miliardi di dollari. Ulteriori aumenti delle tariffe sono stati implementati durante i mesi successivi, in una continua escalation.

L’accordo economico e commerciale di fase 1 è stato firmato il 15 gennaio scorso alla Casa Bianca, dal vice-premier cinese, Liu He, e dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Si è trattato del primo passo concreto verso la fine della guerra dei dazi tra le due maggiori economie mondiali, Cina e Stati Uniti. Liu He, altresì membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese, ha affermato che l’accordo stipulato con Washington non avrà alcuna influenza sui diritti e sugli interessi di “terzi”, riferendosi, in particolare, alle intese raggiunte con fornitori di beni agricoli. A tal proposito, Liu ha riferito che le società cinesi importeranno i prodotti agricoli statunitensi in base alle esigenze dei consumatori e alle leggi di domanda e offerta del mercato. Non da ultimo, l’accordo del 15 gennaio risulta essere in linea con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che è stata lungamente preoccupata per la guerra commerciale tra Pechino e Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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