Il Kenya favorevole a buone relazioni sia con la Cina sia con gli USA

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 9:27 in Cina Kenya USA e Canada

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Il presidente keniota, Uhuru Kenyatta, ha dichiarato, mercoledì 5 febbraio, poco prima del suo incontro con il presidente americano Donald Trump, che il Kenya non vede alcuna contraddizione nel consolidare le relazioni sia con la Cina sia con gli Stati Uniti. La visita a Washington è stata organizzata con l’intento di iniziare i negoziati su un possibile accordo di libero scambio. Kenyatta non ha fornito ampi dettagli sulle modalità di azione del suo governo ma ha affermato che il Paese è seriamente interessato a mettere in sicurezza il suo futuro economico, soprattutto in vista della scadenza dell’Africa Growth and Opportunity Act, un accordo che consente agli Stati dell’area sub-sahariana di esportare migliaia di prodotti negli Stati Uniti senza tariffe o quote fino al 2025.

Nairobi, che ha bisogno di dare una spinta alle esportazioni per creare nuovi posti di lavoro per milioni di giovani, ha assistito a un notevole aumento dei turisti e degli investimenti da parte di aziende statunitensi. Kenyatta, parlando ad un evento organizzato dal think thank USA Consiglio Atlantico, ha affermato che il suo Paese non ha interesse ad essere coinvolto in una guerra per procura tra le due maggiori economie del mondo, soprattutto dopo i decenni di tensione, dovuti alla Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, che hanno interessato anche l’Africa. Trump potrebbe inviare un avviso formale al Congresso già dalla prossima settimana, aprendo la strada ai negoziati su un accordo generale e di alto livello con il Kenya. È quanto sostiene Scott Eisner, presidente della Camera di commercio statunitense dell’Africa Business Center. Da parte sua, Richard Neal, presidente dell’House Ways and Means Committee, ovvero il principale comitato di redazione fiscale della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, dove, mercoledì, si è tenuto l’incontro bipartisan con Kenyatta, ha espresso il suo supporto al nuovo patto commerciale USA-Kenya, ma ha altresì sottolineato che sarà necessario prima predisporre misure per far valere i diritti dei lavoratori, le tutele ambientali e il buon governo.

L’accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e il Kenya sarebbe il primo patto di questo genere firmato da Washington con un Paese dell’Africa sub-sahariana e il secondo stipulato con un Paese africano. Il primo è stato firmato con il Marocco nel 2004. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, John Bolton, aveva annunciato, nel 2018, l’intenzione di espandere i legami economici tra gli Stati Uniti e le nazioni africane per contrastare quelli che chiamava gli “sforzi aggressivi” di Cina e Russia interessate ad ampliare la loro influenza sul continente.

“Il Kenya può avere diversi migliori amici: Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Unione Europea e altri. Essi devono fare ciò che è meglio per loro per far progredire la loro economia, costruire le infrastrutture e spingere il Paese in avanti”, ha dichiarato Johnnie Carson, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Kenya. Secondo quanto affermato da Kenyatta, il rafforzamento dei legami commerciali bilaterali con gli Stati Uniti non comprometterà l’accordo di libero scambio del continente africano, firmato da 54 dei 55 membri dell’Unione Africana.

Pechino è uno dei maggiori investitori stranieri in Africa, superando la Francia, l’India e gli Stati Uniti. I finanziamenti cinesi si rivolgono soprattutto al settore ferroviario, industriale e delle telecomunicazioni. Nel 2018, il volume totale del commercio cinese in Africa, secondo il Ministero del Commercio di Pechino, stava intorno ai 204 miliardi di dollari. Nello stesso anno, gli investimenti diretti si sono aggirati sui 6,4 miliardi di dollari. Dal 2000 al 2016, Pechino ha concesso 126 miliardi di dollari di prestiti ai Paesi africani.

Per quanto riguarda gli USA, nel dicembre 2018, Bolton aveva svelato la cosiddetta strategia dell’amministrazione Trump in Africa, un piano che mirava a contrastare l’influenza della Cina sul continente e spingere i Paesi africani a raggiungere risultati grazie agli aiuti ricevuti dagli USA. I tre interessi chiave erano l’aumento del commercio con le nazioni africane, il contrasto all’estremismo violento, l’efficienza e l’efficacia degli aiuti americani all’Africa.

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Chiara Gentili

di Redazione

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