Iraq: una notte di violenza a Najaf, decine di morti e feriti

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 9:47 in Iraq Medio Oriente

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La calma sembra essere ritornata nel governatorato di Najaf, nel Sud dell’Iraq, nella mattina del 6 febbraio, dopo una notte di violenza che ha causato 8 morti e circa 85 feriti.

Il bilancio delle vittime è stato riportato da fonti mediche locali, le quali hanno riferito che alcuni feriti versano tuttora in condizioni gravi. Nella notte del 5 febbraio, la piazza principale della provincia di Najaf, dove i cittadini iracheni hanno continuato a radunarsi, è stata presa d’assalto da un gruppo armato, il quale ha appiccato il fuoco presso gli accampamenti dei manifestanti, causando decine di vittime tra la folla. La situazione di caos ha messo in difficoltà anche le forze dell’ordine locali che, tuttavia, sono riuscite a ristabilire la calma.

Gli scontri verificatisi hanno visto partecipi, in particolare, i sostenitori del clerico sciita Muqtada al-Sadr, i quali hanno preso d’assalto la folla di manifestanti, utilizzando, a detta del War crime Center, armi da fuoco di medio e basso calibro, colpendo le vittime alla testa e al torace. Fonti di sicurezza hanno poi aggiunto che i militanti filo-Sadr, il cui segno distintivo è rappresentato da berretti blu, hanno lanciato esplosivi e benzina contro le tende dei manifestanti. L’obiettivo era liberare la piazza.

Scenari simili si erano verificati anche in precedenza. Nella giornata del 3 febbraio, la campagna condotta dai gruppi filo-sadristi contro i manifestanti iracheni radunatisi nelle aree meridionali del Paese, ha causato un morto e circa 21 feriti. Sadr è a capo di Sairoon, uno tra i maggiori blocchi di coalizione in Parlamento, ed è stato tra i principali leader dei movimenti di protesta degli ultimi mesi. Il 24 gennaio scorso, Muqtada al-Sadr aveva esortato la popolazione irachena a scendere in piazza per la “marcia da un milione di uomini”, in segno di protesta contro “corruzione e occupazione”. La manifestazione giungeva dopo poche settimane dalla riattivazione, da parte di Sadr, del “Mahdi Army”, una milizia composta da forze antistatunitensi, che il leader stesso aveva sciolto circa 10 anni prima.

Nella mattina del 6 febbraio, centinaia di manifestanti si sono riversati per la capitale Baghdad e, nello specifico, a piazza Tahrir, oltre che in altre città meridionali del Paese, incolpando il governo per gli eventi di Najaf, e invitando la comunità internazionale e le Nazioni Unite ad agire per porre fine a queste violazioni contro manifestazioni pacifiche. A detta del popolo sceso in piazza, tali eventi evidenziano l’incapacità delle forze dell’ordine e delle autorità di garantire la sicurezza dei cittadini.

Inoltre, la popolazione irachena continua ad opporsi al premier neoeletto, Mohammed Tawfiq Alawi, salito alla presidenza del Consiglio il primo febbraio scorso. Il nuovo primo ministro è considerato una personalità vicina all’élite di cui, sin dal primo ottobre 2019, si chiedono le dimissioni. Dal canto suo, Muqtada al-Sadr ha, invece, accolto con favore la nomina del nuovo premier, invitando i manifestanti ed i propri seguaci a liberare strade e ponti. Per la popolazione irachena si tratta di un tradimento.

La forte ondata di manifestazioni ha avuto inizio il primo ottobre 2019, quando i manifestanti sono scesi in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate.

In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, il primo febbraio scorso, hanno portato alla nomina di un nuovo premier.

Sebbene Alawi si sia impegnato fin da subito a rispondere alle richieste e alle esigenze della popolazione irachena, già dalla sera del primo febbraio, gruppi di manifestanti si sono riuniti nel centro della capitale Baghdad, a piazza Tahrir, per esprimere il proprio rifiuto. A detta di alcuni cittadini in piazza, il premier neoeletto è stato scelto senza prendere in considerazione l’opinione del popolo iracheno e senza mostrare attenzione e rispetto per i martiri dell’ondata di violenza verificatasi nelle piazze irachene. Inoltre, secondo alcuni studiosi, i manifestanti iracheni continuano a chiedere la caduta dell’intero sistema politico, e Alawi, avendo assunto il mandato di ministro delle Comunicazioni per due volte, risulta essere ancora un rappresentante di quella classe politica fortemente contestata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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