Incontro bilaterale Italia-Bangladesh: supporto economico e immigrazione

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 19:05 in Bangladesh Italia

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Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato la premier del Bangladesh, Sheikh Hasina, con la quale ha discusso della gestione dell’immigrazione e della crisi dei Rohingya. 

La Hasina è stata accolta a Palazzo Chigi il 5 febbraio e i due rappresentanti hanno rilasciato un comunicato stampa congiunto, a seguito di un colloquio privato. Entrambi i leader hanno ricordato la presenza di una grande comunità del Bangladesh in Italia, composta da oltre 140 migliaia di persone, definite come ” perlopiù ben integrate nel tessuto sociale italiano”. Una parte sostanziale dei colloqui si è poi concentrata sulle modalità e sui mezzi per consolidare ulteriormente la cooperazione bilaterale in materia di migrazione. I primi ministri hanno parlato di possibili percorsi legali per la migrazione regolare e di attività congiunte per combattere quella irregolare. I due rappresentanti hanno anche elogiato il grado molto positivo di cooperazione esistente tra l’Italia e il Bangladesh all’interno del sistema delle Nazioni Unite.

Conte ha espresso l’apprezzamento dell’Italia per la gestione della crisi di Rohingya e ha sottolineato il sostegno politico e finanziario di Roma, attraverso le agenzie delle Nazioni Unite per il Bangladesh. Il premier ha poi incoraggiato Hasina a proseguire con la politica dell’ospitalità che il Paese ha seguito finora. La rappresentante bengalese, da parte sua, ha espresso ringraziamenti all’Unione Europea e all’Italia per il loro sostegno alla causa dei Rohingya. L’ultimo incontro bilaterale tra i due Paesi aveva avuto luogo il 28 ottobre 2019, quando il sottosegretario agli Affari Esteri, Manlio Di Stefano, aveva incontrato il ministro degli Esteri del Bangladesh, Abdul Momen. I due rappresentanti avevano discusso, in tale sede, di intensificare la cooperazione tra Roma e Dacca. 

I Rohingya sono un’etnia a prevalenza musulmana del Myanmar, dove sono stati vittima di persecuzioni dalla maggioranza buddhista e dall’esercito. Lo Stato asiatico non ha mai riconosciuto il gruppo come un’etnia. Le violenze ai danni dei Rohingya sono aumentate nell’agosto del 2017, finendo al centro dell’attenzione internazionale per le numerose violazioni dei diritti umani. In tale mese, a seguito a degli attacchi contro alcune stazioni di polizia da un gruppo di militanti islamisti della minoranza, vi è stato un esodo di circa 700.000 Rohingya verso il Bangladesh. Uno degli ultimi tentativi di rimpatriare migliaia di Rohingya dal Bangladesh risale al 22 agosto, ma è fallito, con quasi 300 famiglie di rifugiati che si sono rifiutate di tornare in Myanmar. Nessuna delle 295 famiglie consultate dalle Nazioni Unite aveva accettato il rimpatrio, secondo quanto ha affermato un funzionario di soccorso del Bangladesh, Mohammad Abul Kalam. Tuttavia, le autorità del Paese, supportate dall’agenzia dell’ONU per i Rifugiati, avevano già preparato un autobus e un camion per trasportare le persone attraverso il confine. Il Myanmar aveva autorizzato il rimpatrio di 3.450 persone su elenco di oltre 22.000 rifugiati, fornito dal Bangladesh. Tuttavia, questi individui continuano a non sentirsi al sicuro e non vogliono tornare. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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