Grecia-Turchia: Erdogan riaccende le tensioni sul Mar Egeo

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 12:59 in Grecia Turchia

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha messo in dubbio lo status di alcuni isolotti della Grecia nel Mar Egeo, in vista di un vertice telefonico tra i ministri della Difesa dei due Paesi.

È quanto rivelato, giovedì 6 febbraio, dal quotidiano greco Ekathimerini, il quale ha altresì specificato che tra le isole il cui status è stato messo in dubbio da Erdogan vi è anche l’isolotto di Imia, noto in turco come Kardak. Tale isolotto era stato, nel 1996, al centro di una disputa tra Grecia e Turchia, le quali erano quasi sul punto di dichiararsi guerra per via della contesa sovranità sull’isolotto inabitato.

A tale riguardo, Erdogan ha dichiarato ai giornalisti di ritenere che quest’anno non sia scoppiata una crisi sulla sovranità di Kardak in virtù del fermo mantenimento della posizione da parte di Ankara, la quale aveva dichiarato che avrebbe risposto a un’eventuale azione di Atene. Tuttavia, Erdogan ha altresì aggiunto che se la Grecia non fa il primo passo, la Turchia rimarrà immobile e che in tal caso il ministro della Difesa turco chiamerebbe il suo omologo greco per ringraziarlo e per invitarlo a continuare così.

Poco dopo, segnala Ekathimerini, il Ministero della Difesa della Grecia ha confermato che vi è stato un vertice telefonico tra il ministro di Atene, Nikos Panagiotopoulos, e il suo omologo turco, Hulusi Akar. Tuttavia, il quotidiano ha specificato che la conversazione ha riguardato il vertice della NATO che si terrà a Bruxelles il 12 e 13 febbraio e il vertice bilaterale sulle misure per innalzare i livelli di fiducia tra Grecia e Turchia, programmato dal 17 al 21 febbraio ad Atene.

In merito alle parole di Erdogan, Panagiotopoulos ha quindi specificato di non aver ricevuto alcun messaggio da parte di Akar in merito all’isolotto di Imia, evidenziando come il suo omologo non abbia invitato la Grecia a trattenersi dal condurre azioni nel Mar Egeo.

Le isole del Mar Egeo sono nuovamente oggetto di discussione tra Grecia e Turchia a partire dallo scorso 16 gennaio, quando due caccia F-16 turchi avevano sorvolato l’isolotto greco di Kinaros, a una quota di circa 1.8 chilometri. Poche ore prima, il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, aveva dichiarato che, secondo Ankara, vi sono isole nel Mar Egeo la cui sovranità non risulta ancora assegnata dal diritto internazionale. Per tale ragione, Ankara aveva chiesto l’avvio di un processo di dialogo per risolvere tale questione e prevenire l’emergenza di dispute simili a quella che aveva coinvolto l’isolotto di Imia nel 1996. In risposta a tali affermazioni, il Ministero degli Affari Esteri della Grecia aveva dichiarato che lo status giuridico del Mar Egeo e delle isole che ne fanno parte risulta disciplinato da trattati internazionali, motivo per cui “non vi è spazio per le dispute”.

Successivamente, il 22 gennaio, Akar aveva richiesto alla Grecia di demilitarizzare 16 isole dell’Egeo, nei pressi delle coste turche, ritenute illecitamente armate. A tali parole, il Ministero degli Affari Esteri di Atene aveva dichiarato di ritenere le accuse avanzate dalla Turchia contro la Grecia frutto di ipocrisia.

In tale clima, lo scorso 29 gennaio, due aerei caccia F16 turchi avevano nuovamente volato all’interno dello spazio aereo ellenico senza aver ottenuto l’autorizzazione dalla Grecia. Questa volta, i due velivoli avevano sorvolato su Lisso, prima a una quota di circa 4.3 chilometri e successivamente, dopo pochi minuti, a una quota di 1.8 chilometri.

Il giorno successivo, Panagiotopoulos era stato informato della presenza all’interno delle proprie acque, a circa 200 miglia a Sud di Kastellorizo, di una nave da ricerca della Turchia, la Oruc Reis. In risposta, già la mattina seguente, Atene aveva inviato una fregata, la Nikiforos Fokas, e contemporaneamente un aereo caccia F-16 dell’aviazione greca sorvolava la nave turca.

Tale risposta era giunta dal momento che, secondo Atene, la Turchia poteva aver deciso di voler testare la prontezza di riflessi della Grecia. Tuttavia, il ministro della Difesa ellenico aveva anche aggiunto che la Oruc Reis avrebbe potuto decidere di entrare nella piattaforma continentale greca per evitare le condizioni climatiche avverse che vi erano a largo delle coste di Cipro.

Reuters rivela che le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver incrinato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inserisce la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale.

In tale clima, e date le tensioni tra Atene e Ankara, alcuni esperti avevano evidenziato che i due Paesi siano stati vicini allo scoppio di uno scontro armato.

Nello specifico, un ex diplomatico greco, il quale aveva commentato la vicenda in condizioni di anonimato, aveva dichiarato che in caso di arrivo di una nave da trivellazione turca scortata da navi della Marina di Ankara, le imbarcazioni elleniche avrebbero agito contro di essa, aumentando le possibilità di uno scontro armato.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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