14 soldati israeliani feriti a Gerusalemme, un palestinese ucciso in Cisgiordania

Pubblicato il 6 febbraio 2020 alle 11:18 in Israele Palestina

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Un gruppo di soldati israeliani è stato travolto da un’auto a Gerusalemme, nella notte tra il 5 e il 6 febbraio, causando il ferimento di 14 di essi. Parallelamente, un palestinese è stato ucciso in Cisgiordania, a seguito di scontri con le forze israeliane.

Nello specifico, l’episodio di Gerusalemme è stato definito dai media israeliani un attentato terroristico. Questo si è verificato poco prima delle 02:00 di notte e, a detta di fonti locali, in un’area che ospita diversi bar e ristoranti. Il quotidiano al-Araby al-Jadeed ha specificato che la zona oggetto dell’attentato è situata vicino al terminal della vecchia linea ferroviaria. Secondo quanto riferito, l’auto ha dapprima investito un solo soldato e poi si è diretta, in una seconda fase, verso gli altri. Al momento, uno dei soldati feriti versa in gravi condizioni, mentre il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, ha riferito di aver aperto un’indagine volta alla ricerca dell’assalitore. Tuttavia, attualmente, non sono ancora note le possibili motivazioni dietro al presunto attentato.

Il 6 febbraio, inoltre, un giovane palestinese di 19 anni, Yazan Munther Abu Tabikh, definito un “martire”, è stato ucciso a Jenin, una città palestinese nella Cisgiordania settentrionale, a seguito di violenti scontri con l’esercito israeliano nei pressi di un campo profughi. Secondo quanto riferito dallo stesso esercito israeliano, le proprie forze avevano fatto irruzione nel campo per demolire l’abitazione di un prigioniero palestinese, Ahmad Qanba. Quest’ultimo è ritenuto responsabile dell’uccisione del rabbino Raziel Shevach, risalente al mese di gennaio 2018, oltre che un sostenitore di Hamas.

Media locali hanno riferito che il martire, uno studente universitario, è stato colpito da un proiettile vivo al petto, che ha provocato gravi emorragie. Yazan è stato poi trasferito all’ospedale governativo di Jenin per ricevere assistenza, ma è deceduto poco dopo, a causa della gravità delle ferite. Un giornalista presente sul posto, Muhammad Atiq, ha dichiarato che il giovane è stato ferito insieme ad altri sei ragazzi, uno dei quali versa in gravi condizioni, durante scontri armati tra i giovani del campo profughi e soldati israeliani. Atiq ha affermato che l’episodio è stato particolarmente violento e che gli scontri, durati per ore, hanno visto altresì l’utilizzo di lacrimogeni e proiettili.

In tale quadro, un altro giovane palestinese, dell’età di 17 anni, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Hebron durante una manifestazione, il 5 febbraio. Tali tensioni sono nate dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivelato, il 28 gennaio scorso, il cosiddetto Piano di Pace, volto a riportare la pace in Medio Oriente e a risolvere il conflitto arabo-israeliano.

In particolare, il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele.

Un altro punto prevede la ridefinizione dei confini di Israele, interessando altresì i territori della Cisgiordania, mentre nelle aree rimanenti si costituirebbe un cosiddetto “State-minus”, ovvero un’altra entità priva di esercito e di sovranità. Per la Casa Bianca si tratterebbe di uno “Stato palestinese smilitarizzato”, all’interno del quale vi saranno anche punti accessibili ai soli israeliani e che rappresenterebbero, di fatto, i loro insediamenti e le vie d’accesso. Non da ultimo, si richiede lo scioglimento dei gruppi militanti, come Hamas, e la rinuncia alla violenza.

Sino ad una effettiva attuazione del Piano di Trump, i territori palestinesi sono regolati dagli Accordi di Oslo del 1993, secondo cui la Cisgiordania è divisa in tre settori amministrativi, denominate aree A, B e C. Nello specifico, l’area A, pari al 18% della Cisgiordania, è sotto il pieno controllo civile dell’Autorità Palestinese. L’area B viene amministrata in modo congiunto da Israele e Palestina e rappresenta circa il 22% del territorio palestinese. Infine, l’area C, pari al 61% della Cisgiordania, è controllata da Israele. La questione degli insediamenti viene considerata uno dei principali ostacoli al raggiungimento un accordo di pace tra Israele e il popolo palestinese.

I palestinesi cercano una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale. Israele, da parte sua, riconosce l’intera città come capitale ufficiale del Paese. Nel 1993, con gli Accordi di Oslo, è stata altresì stabilita una soluzione a due Stati, secondo cui potrebbero essere creati due Paesi in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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